Lavorare meno lavorare tutti: la ricetta europea

Crisi del lavoro L'unione Europea si sbizzarrisce sulle possibili soluzioni alla crisi occupazionale proponendo durante il vertice di Praga un decalogo di preziosi consigli. Dalla riduzione dell’orario di lavoro, all'attenuazione del cuneo fiscale passando per il ricorso al Fondo Sociale Europeo per far fronte ai costi amministrativi, diverse le ricette auspicate per minimizzare i suoi effetti sul mercato dell'occupazione.

Meno ore contro la disoccupazione
Il dietro-front di Bruxelles, dopo che l’Unione europea aveva fissato delle regole che estendevano i limiti dell’orario di lavoro fino a 60 ore settimanali, è un “cambiamento temporaneo” ma si presente come un’opzione efficace per “la politica delle imprese di ogni dimensione”. Uno dei punti essenziali del pacchetto di misure anti-disoccupazione per il vertice dei leader europei di giugno.

Ancora tagli in vista
La situazione non accenna a migliorare almeno per i prossimi mesi, questo il fosco vaticinio dell’European Restructuring Monitor, che ha comunicato che nel primo trimestre del 2009 i tagli annunciati dalle imprese coinvolgeranno altre 220 mila persone. Il triplo cioè dei 90 mila posti creati (o in procinto di essere creati) nello stesso intervallo di tempo. Ma non basta. La disoccupazione dell'Unione europea è cresciuta a marzo 2009 all'8,3 per cento e complessivamente i "senza lavoro" sono ora 20,1 milioni, ovvero 626 mila in più di quanti erano a febbraio 2009. E le stime, per l'anno prossimo, prefigurano un tasso pari al 10,9 per cento con un totale di disoccupati pari a 26,5 milioni.

Il decalogo
1. Aiutare il maggior numero di persone possibile a mantenere il proprio posto di lavoro, con aggiustamenti temporanei dell'orario di lavoro combinati ad azioni di riqualificazione finanziate pubblicamente (anche dal Fondo sociale europeo).
2. Incoraggiare l'imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro, diminuendo ad esempio i costi extrasalariali della manodopera con misure di "flessicurezza".
3. Migliorare l'efficienza delle agenzie nazionali di collocamento grazie ad attività più intense di consulenza, formazione e ricerca del lavoro nelle prime settimane di disoccupazione, soprattutto a favore dei giovani disoccupati.
4. Aumentare significativamente il numero degli apprendistati e dei tirocini di alta qualità entro la fine del 2009.
5. Promuovere mercati del lavoro più integrati che, grazie a incentivi, a politiche efficaci di intervento sul mercato del lavoro e all'aggiornamento dei regimi di assistenza sociale, possano tener conto dei gruppi svantaggiati come i disabili, i lavoratori scarsamente qualificati e i migranti.
6. Adeguare le abilità a tutti i livelli attraverso l'educazione permanente in modo che chi termina un ciclo di studi disponga di strumenti per trovare un lavoro,
7. Usare la mobilità della mano d'opera perché la domanda e l'offerta di lavoro si possano incontrare con risultati migliori.
8. Individuare opportunità di lavoro, abilità ritenute necessarie a svolgerle e migliorarne la prevedibilità per meglio progettare l'offerta di formazione professionale.
9. Assistere giovani e disoccupati nell'avvio di imprese proprie offrendo formazione specializzate, capitali e abbassando o eliminando l'onere fiscale per avviare un'impresa.
10. Prevedere e dirigere la ristrutturazione attraverso l'apprendimento e lo scambio reciproci di pratiche esemplari.

Fonte: HelpConsumatori

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