Quanto vale la laurea?

Laurea e occupazione Non è solo un pezzo di carta, ma un titolo che nel 73,2% dei casi garantisce un lavoro. Lo rileva l'Istat in una sua recente indagine sulle immatricolazioni in università. Stabile il numero delle matricole in calo negli anni precedenti: sono più donne (56%) che uomini (44%).

I dati sottolinenano come il tasso di disoccupazione post-laurea sia inferiore alla disoccupazione post diploma (del 12,9% rispetto al 18,8%), smorzando così le polemiche che da tempo accompagnano la presunta rigidità del mondo del lavoro.Rimane però un dato di fatto che i laureati nel nostro paese siano inferiori alla media europea, secondo quanto rilevato da Eurostat.

Secondo i dati diffusi dall’ente, che costituisce l’equivalente dell’Istat, infatti, solo il 19% dei connazionali, con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni, è in possesso del diploma di laurea. Ci fanno compagnia gli austriaci, ma dopo di noi solo Slovacchia, Romania e Repubblica Ceca. Magra consolazione se si considera che siamo molto al di sotto della media europea che è oltre il 30%, senza parlare di paesi che, come Francia, Gran Bretagna e Spagna, con una media di oltre il 40% doppiano il risultato italiano. Inoltre a far scendere sul fondo la classifica sono gli uomini: poco meno di 15 giovani laureati maschi, contro le 23 donne.

Dopo alcuni anni di calo, rimane stabile il numero delle matricole. I dati dell'Istat relativi al numero dei nuovi iscritti all'università registra infatti per l'anno accademico 2007-2008 un -0,3% rispetto al -5,0% del 2006-2007 e al -2,3% del 2005-2006. Ben l'83,4% delle immatricolazioni si è indirizzata verso i corsi di laurea triennali mentre il 15,5% delle matricole ha scelto i corsi di laurea a ciclo unico e l'1,1% quelli previsti dal precedente ordinamento.

Università in rosa

Primato tutto femminile per l'istruzione superiore che vede in università un 56% di iscritte contro un 44% di uomini. Le ragazze che proseguono gli studi dopo la scuola superiore sono il 74% contro il 62% dei ragazzi. La tendenza di gran lunga prevalente è di scegliere un ateneo non lontano da casa: il 55% delle matricole studia in una università della provincia dove risiede e il 25,4% resta comunque all'interno della propria regione; soltanto il 19,6% va fuori per studiare.

Per quanto riguarda gli abbandoni universitari, le interruzioni coinvolgono il 17,6% degli immatricolati nell'anno accademico 2006-2007: una quota più contenuta rispetto alla media attorno al 20% registrata negli anni precedenti. Nel 2007, il 63% dei laureati ha terminato gli studi andando 'fuori corso'. In particolare, fra gli iscritti ai corsi di laurea lunghi, soltanto il 13,5% si è laureato nei tempi previsti.

Lavoro a portata di laurea

I dati dell'Istat mostrano che laurearsi conviene, ai fini di trovare lavoro. Infatti, il tasso di disoccupazione nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi è del 12,9% fra i laureati e sale al 18,8% fra i diplomati. Un vantaggio che viene mantenuto anche negli anni successivi: infatti, resta disoccupato il 6,9% dei laureati fra i 30 e i 34 anni d'età e il 9,3% dei diplomati fra i 25 e i 29 anni.

A tre anni dal conseguimento della laurea il 73,2% svolge un'attività lavorativa. La percentuale più alta di occupati in modo continuativo si registra fra i laureati in Ingegneria (88,9% per la meccanica; 88,1% per le telecomunicazioni; 84,9% per la chimica). Seguono i laureati in Farmacia (82,5%), in Economia aziendale (76,3%) e in Odontoiatria (75,4%).

Le quote più contenute riguardano invece i laureati nelle facoltà mediche (24%), giuridiche (38,1%), biologiche (46,7%) e letterarie (48,6%). Ma va tenuto conto che i laureati in Medicina sono spesso ancora impegnati nei corsi di specializzazione; quelli in Giurisprudenza o in Scienze Politiche nelle attività di praticantato; mentre quelli in Lettere hanno iniziato sovente l'attività lavorativa, ad esempio nelle scuole, ancor prima del conseguimento della laurea.

In particolare, per quanto riguarda i corsi triennali, la percentuale più alta di giovani impegnati in un'attività lavorativa di tipo continuativo dopo il conseguimento del titolo di studio si rileva per i corsi delle professioni infermieristiche e ostetriche (72,4%), delle scienze farmaceutiche (67,3%), delle tecnologie informatiche (66,4%), della mediazione linguistica (62,4%) e del disegno industriale (61,0%). I livelli più bassi, invece, si riscontrano nei gruppi giuridici (22%), biologici (31,3%), psicologici (32,2%) e letterari (35,3%).

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