Acqua: meglio pubblica o privata?

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A tre anni dall'ultima inchiesta, entrata in vigore una nuova legge che pone limiti più severi, Altroconsumo torna a verificare la qualità dell'acqua potabile su tutto il territorio nazionale.

Il risultato?

La qualità è mediamente buona. Ma si può ancora migliorare.

Intanto ogni giorno nel Po nevica.

Intanto in Italia c'é chi non beve acqua del rubinetto per un motivo semplice. L'acqua non arriva.

Intanto agli italiani piace l'acqua in bottiglia, infatti sono tra i più grandi utilizzatori di acqua minerale a livello internazionale, ben sapendo che un litro di acqua minerale costa dalle 300/400 volte in più dell’acqua potabile, già presente con ottima qualità in diverse città italiane.

L'acqua é un bene prezioso, é proprio il caso di dirlo, e lo dimostra anche il fatto che sempre più spesso viene denunciato l'appesantimento delle bollette.

Perché?

Dal 1° gennaio in Sardegna tutti i gestori della rete idrica sono confluiti in Abanoa, spa pubblica partecipata dagli enti locali. La tariffa media, fa notare la Funzione pubblica Cgil della regione, è già aumentata del 27% e, come sta scritto nel piano industriale, raddoppierà nei prossimi due anni.

La canzone rimane la stessa, in Toscana. A Firenze (Publiacqua-Acea) tra 2002 e 2005 la quota fissa da pagare in bolletta è aumentata del 33%: lo dice Federconsumatori.

Ancora, Livorno (aumenti fino all’80%), Arezzo (in sei anni anche il 100%), Frosinone e Latina dove, dicono sindacati e comitati civici, a tre anni dall’inizio della gestione pubblico-privata di Acqualatina, la bolletta è triplicata.

Ma come la forma mista pubblica-privata non doveva mettere la parola fine alle inefficenze ed agli sprechi pubblici e portare ad una diminuzione delle tariffe con tutti i meglio e niente peggio per i consumatori italiani? (leggi l'articolo)

Sempre più associazioni e forze politiche sostengono la totale ripubblicizzazione dell’acqua.
I sostenitori di questa via fanno riferimento all’articolo 14 del Dl 269 del 2003 (ultima delle numerose modifiche in ordine cronologico all’articolo 113 del testo unico sugli enti locali) che stabilisce tra le modalità di gestione possibili del ciclo integrato dell’acqua l’affidamento diretto e senza gara a società interamente pubbliche.
Gli estensori del Manifesto italiano per un governo pubblico dell’acqua (a cura del Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’acqua, si può leggere nel numero 3-4 di “Quale Stato”, la rivista trimestrale della Funzione Pubblica Cgil) propongono anche meccanismi di finanziamento pubblico dei “costi relativi all’acqua per la vita e per la sicurezza dell’esistenza collettiva”. Questo per evitare quanto accaduto in Sardegna, dove forti aumenti si sono avuti anche in presenza di una società a totale capitale pubblico o a Firenze dove la società é quotata in Borsa.

E voi che ne pensate?

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