Fondi pensione e il dilemma della portabilità

Fondo pensione Allo scadere del primo biennio di permanenza obbligatoria in una forma previdenziale ci si interroga sull’opportunità o meno di cambiare fondo pensione. Se sia meglio mantenere il proprio fondo pensione negoziale, o convertirsi ai fondi aperti e Pip non è certo una scelta semplice!

La scelta previdenziale
Scadrà tra poche settimane il vincolo di permanenza presso la forma previdenziale prescelta per circa un milione di lavoratori italiani che hanno aderito ai fondi pensione nel corso del primo semestre del 2007. Se con l’introduzione della riforma i più avevano optato per i fondi negoziali (600mila nuovi iscritti nell'anno), mentre solo in 200 mila per quelli aperti e 100 mila per i Pip, ora la situazione potrebbe cambiare. Fondi pensione aperti e Pip hanno infatti aumentato le proprie quote di iscritti durante il 2008, sottraendo adesioni ai fondi negoziali. Sono infatti aumentate tra i lavoratori dipendenti privati del 43,8% l'anno scorso, a fronte del + 12% degli aperti e del +4% dei negoziali.

Un piccolo varco nella rigida regolamentazione è stato però aperto dalla Covip lo scorso stabilendo che un lavoratore può sospendere la contribuzione (Tfr, volontario e datoriale) ad un fondo di categoria e iniziare a versare i suoi contributi a un fondo pensione aperto ad adesione collettiva, in attesa di trasferire anche lo stock pregresso. Una volta maturati i due anni nel categoriale.

Il perché dei fondi negoziali
Secondo quanto rilevato la maggior parte dei “silenzi assensi” raccolti al momento dell’entrata in vigore della riforma furono dovuti principalmente al vincolo di irrevocabilità imposto alla rinuncia dei fondi negoziali.

Il detonante fu la lettera ricevuta da oltre 12 milioni lavoratori nella loro busta paga di maggio 2007. Solo allora il 90% di loro prese la decisione: lasciare il Tfr in azienda (8,5 milioni) o destinarlo al fondo pensione (oltre 900mila). Pochi si erano già mossi e un 2% scarso non comunicò nulla, entrando così nel novero dei «silenti», iscritti d'ufficio alla previdenza complementare. Quasi tutti, insomma, decisero solo negli ultimi giorni disponibili.

Fonte: Il Sole 24Ore

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