Fondi pensione: un anno horribilis

Fondi pensione In picchiata i rendimenti dei fondi azionari perdono quest’anno circa il 25%. È stato l’anno nero anche per i fondi pensione e non poteva essere altrimenti, commenta Antonio Finocchiaro, presidente della Covip, alla luce della recente crisi internazionale.

La stangata sugli azionari
A soli sei mesi dalla sua nomina alla guida dell’Autorità, Finocchiari avrebbe già una serie di proposto per migliorare la situazione. Certo la maggior parte dei fondi “conservativi” avrebbe ben resistito alla prova della crisi ma il ragionamento non vale naturalmente per quelli più a rischio, cioè investiti in azioni. I dati, e sono quelli aggiornati al 31 marzo, evidenziano infatti un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali (istituiti da accordi tra aziende e sindacati) nel 2008 che scendono di un ulteriore 1% nei primi tre mesi del 2009: in particolare la diminuzione è del 24,5% (2008) e del 5% (primo trimestre 2009) per il comparto azionario; del 9,4% e 1,7% per il bilanciato; del 3,9% e 0,9% del misto mentre c’è un rialzo dell’1,6% e dello 0,6% per l’obbligazionario puro.

Andamento simile per i fondi aperti (istituiti direttamente dagli intermediari finanziari come banche e assicurazioni), i cui rendimenti sono complessivamente scesi del 14% nel 2008 e di un ulteriore 2,2% tra gennaio e marzo di quest’anno con il picco di un taglio del 27,6% (2008) e del 5,6% (2009) per l’azionario a cui si oppone un apprezzamento del 4,9% e del 1,3% per l’obbligazionario puro.

Pip in caduta libera
Quanto ai Pip, piani di investimenti individuali, nel 2008 c’è stato complessivamente, nella media, un abbattimento dei rendimenti del 24,9% mentre nel primo trimestre la riduzione ha toccato il 4,6%: in caduta del 36,5% (2008) e del 7,6%(2009) le linee azionarie e in salita del 2,7% e dello 0,9% quelle obbligazionarie. A fronte di questi dati il Tfr (trattamento di fine rapporto, cioè la vecchia «liquidazione») ha visto una rivalutazione netta lo scorso anno del 2,7% cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.

Il taglio dei rendimenti è ovviamente «potenziale» perché si realizza solo se si liquida l’investimento nel fondo, spiega Finocchiaro. Che è arrivato alla Covip, in sostituzione di Luigi Scimia, dopo 47 anni passati in Banca d’Italia. Anzi 47 anni e 3 mesi, un record per l’istituto di via Nazionale che ha superato quello detenuto da Carlo Azeglio Ciampi passato agli alti incarichi politici ed istituzionali dopo 46 anni e 9 mesi di Banca. E di quella esperienza a Palazzo Koch («che ripeterei tutta compresi gli inevitabili errori») conclusa con l’incarico di vicedirettore generale, Finocchiaro conserva molto nel nuovo ruolo nella commissione. Compresa l’impostazione della relazione all’Assemblea, costruita sull’esempio delle Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia.

Soluzioni in vista
Tra i possibili interventi prospettati da Finocchiaro ci sarebbe la possibilità di modificare le modalità di partecipazione ai fondi. “Sarebbe opportuno introdurre il meccanismo del life cycle” afferma il presidente della Covip, spiegando che in tal modo l’investimento nei fondi “si modificherebbe in base all’età del sottoscrittore”. Il quale passerebbe automaticamente dal fondo con più alta percentuale azionaria a quello obbligazionario puro passando per quello misto a seconda appunto del “ciclo della vita”, cioè con l’avanzare dell’età: dall’investimento più rischioso a quello più prudente.

Per quel che riguarda gli interventi di “manutenzione” dell’attuale normativa dei fondi pensione, spiega il presidente della Covip, alcuni richiedono un intervento in Parlamento, ma per altri sarebbe sufficiente l’accordo tra le parti sociali. Occorrerà tornare a ragionare sulla “opportunità dei fondi” insiste Finocchiaro per il quale i quasi 5 milioni di iscritti sono molti ma non abbastanza visto il bacino potenziale di lavoratori dipendenti del settore privato, oltre 20 milioni, del pubblico impiego e degli autonomi. L’intervento del governo è anche auspicabile per possibili vantaggi fiscali.

Apre dunque alla possibilità di ripensamento periodica (ogni 5 anni ad esempio) il predicente della Covip, secondo cui sarebbe importante dare un segnale di maggior flessibilità agli iscritti.

Fonte: Corriere della Sera

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