Fiat: cittadinanza fiscale britannica per trattori e camion?

L’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne pensa di dare cittadinanza fiscale britannica ai camion Iveco e ai trattori di Fiat Industrial. Significa che il numero uno di Fiat vuole traslocare dove il fisco è di gran lunga più clemente con le imprese. Fiat industrial, la società del Lingotto dei veicoli agricoli e industriali, sta facendo le prove per la futura quotazione a Wall Street della nuova società olandese che nascerà dalla fusione con CNH (la controllata statunitense del lingotto) e che si chiamerà Fi Cbm Holdings Nv.

Ieri Il Sole 24 Ore scriveva che i consigli di amministrazione delle due società, Fiat e CNH, hanno già approvato a febbraio la fusione ed entrambe hanno depositato i documenti presso la Sec, l’equivalente della nostra Consob. Ora l’ultimo passaggio è la ratifica degli accordi da parte rete elle assemblee straordinarie di Fiat e della controllata, previste per fine giugno. Alla newco olandese si uniranno così Fiat Industrial e appunto CNH: l’operazione dovrebbe chiudersi entro la fine del terzo trimestre dell‘anno in corso ed Exor - la holding del gruppo Agnelli - avrà il controllo del 27% della nuova società.

Fiat, che ha già in cantiere la completa fusione con Chrysler, fa quindi un altro passo fuori dall’Italia e le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato appresa la notizia del possibile trasloco fiscale di Fiat Industrial in un’intervista ha detto:


Ho fatto una telefonata a Marchionne e lo vedrò, probabilmente nella prossimasettimana per una chiacchierata che mi faccia capire cosa ha intenzione di fare per l'azienda nel nostro Paese. Sono figlio di un operaio Fiat e ho frequentato le colonie estive dell'azienda. Detto questo, dobbiamo tener presente che il mercato nazionale è passato in tre anni da 2 milioni di nuove immatricolazioni a una previsione di poco oltre 1,3 milioni a fine anno. L'automotive è in forte difficoltà, ma resta fortemente strategica per il nostro Paese.

Sempre dal governo esprime contrarietà al progetto il viceministro all’Economia Stefano Fassina:


Ovviamente il Governo non è favorevole a che ci si scelga la sede fiscale in base alla convenienza; servono regole che limitino la possibilità di lasciare sui poveri cristi, piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti, il peso della pressione fiscale.

Più sfumata la posizione di Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti:


È una decisione che deve farci pensare, non solo preoccuparci ma stimolarci a creare le condizioni per far restare le imprese nel nostro Paese. Sono certo che il ministero dello Sviluppo economico, nel dialogo con Fiat, saprà non solo dialogare ma far riflettere Fiat ricordandogli che è ed è stata, con oneri e onori, l'impresa italiana per eccellenza.

La Fiom di Maurizio Landini chiede subito un tavolo con il governo:

Noi chiediamo che il nuovo governo convochi immediatamente un tavolo per fermare il processo che sta portando le attività e la testa della Fiat fuori dall'Italia

Il trasferimento della sede fiscale di Fiat Industrial, aggiunge il segretario della Fiom:

deve non solo preoccupare, ma deve anche stimolarci a pensare a creare le condizioni perché le imprese restino in questo Paese.

Nel prospetto del progetto di fusione si legge che fin qui:

“non c’è garanzia sulla decisione finale relativa alla sua domiciliazione fiscale; se Fi Cbm dovesse essere trattata come un soggetto fiscale residente in Italia, pagherebbe le tasse in Italia sul suo reddito mondiale complessivo e sarebbe soggetta ad altri oneri e/o obblighi di reporting, che potrebbero portare costi addizionali”.

Il trasferimento della sede fiscale in Gran Bretagna non modificherebbe il tax rate di Fiat, le società nazionali continueranno a pagare dove producono reddito. L’obiettivo del Lingotto è favorire gli azionisti tramite un regime fiscale analogo a quello degli altri competitor della società.

Fiat industrial, qualche numero - Per 5 miliardi di fatturato ha versato al fisco italiano nel 2012 564 milioni di euro, il al 37,9% di quanto guadagnato. In Inghilterra il governo ha tagliato le tasse sulle imprese dal 30% del 2007 al 23,25% di oggi, per arrivare al 20% di imposizione nel 2015.

Foto © Getty Images - Tutti i diritti riservati

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