Risparmiatori in fuga dagli investimenti azionari

Investitori in fuga Attraversate le turbolente tempeste finanziarie degli ultimi anni gli investitori italiani hanno deciso di cambiar rotta.

Stando alla fotografia appena scattata dall'ultimo aggiornamento della "Multifinanziaria retail market" di GfK-Eurisko, il 70% su 19,5 milioni di famiglie, si colloca tra l'area del "distacco e dell'uso basico" degli strumenti finanziari e quella della "scarsità" di risorse economiche disponibili... insomma gli investimenti rischiosi in questo periodo non vanno per la maggiore.

Nuovi stili finanziari
Cambiano nettamente, stando ai dati, gli "stili finanziari". Le fughe più rilevanti sarebbero quelle di due categorie di risparmiatori catalogate da GfK-Eurisko: gli "innovatori" e gli "aspiranti". Nel primo caso si tratta del segmento storicamente più corposo, ma che a gennaio 2009 è sceso al 22% delle famiglie italiane (4,3 milioni di nuclei) rispetto al 24,3% del gennaio 2008 e al picco del 25,6% fatto registrare nel 2004: si tratta prevalentemente di giovani con reddito superiore alla media, buona posizione professionale e concentrati nelle grandi città. Denotano familiarità con il mondo economico, competenza ed elasticità nell'uso di tutti i prodotti e servizi, investono in Borsa e non disdegnano di chiedere prestiti alle banche in una logica di credito al consumo.

All'interno di questo segmento, netto calo per la "finanza base" passata dal 13,4 all'8,6% (1,7 milioni di famiglie): "Si tratta del nuovo ceto medio italiano cresciuto negli anni 50/60, caratterizzato da buona scolarizzazione, età media giovane, professioni da white/blu collar. Bassi patrimoni finanziari, finalizzati all'acquisto della casa, e interesse per strumenti finanziari più semplici, in particolare la smaterializzazione del denaro attraverso l'uso delle carte di pagamento". In fuga anche le famiglie degli "aspiranti", passate dal 4,4 al 3,7% (700mila nuclei): "Rappresentano il consumismo povero e sognante - spiega l'analisi di GfK-Eurisko - per il quale le uscite superano costantemente le entrate. Sono soprattutto capifamiglia operai, piccoli artigiani o commercianti: poiché il reddito non gli consentirebbe altro se non di soddisfare i bisogni basici, è fortissimo il ricorso al credito al consumo o ai finanziamenti all'attività e ai prestiti personali".

Aumentano i distaccati
Speculare a questi spostamenti è l'aumento delle famiglie del segmento "distaccati", passate dal 18,7% di gennaio 2008 al 20,7% del gennaio scorso (4 milioni di nuclei), dopo aver toccato un minimo del 13,6% nel 2001: "Hanno una disponibilità economica nella media italiana, ma gestiscono il denaro secondo canoni molto conservatori. Gli appartenenti a questo stile sono per lo più pensionati e casalinghe". In crescita anche le famiglie del segmento "nullatenenti" (dal 12,8 al 13,7% per 3,7 milioni di nuclei a gennaio 2009). Stabili gli "accumulatori", 3,2 milioni di famiglie "solide e prudenti" (16,5%); i "previdenti" (400mila famiglie per una quota del 2,1%), con la tendenza a investire "in primo luogo per la loro sicurezza e per la tranquillità del futuro"; gli "spensierati" (3,8 milioni di famiglie pari al 19,3%).

Insomma, l'Italia del risparmio che torna a guardare con diffidenza alle banche, ai prodotti e ai servizi finanziari. E le cronache di questi anni certo non sembrano dargli torto.

Fonte: La Repubblica

  • shares
  • +1
  • Mail