La rivolta degli stagisti

Stagista Cresce il numero degli stagisti ma diminuiscono le assunzioni. Questa proporzione inversa piace sempre meno ai neolaureati che si affacciano sul mercato del lavoro.

Se dieci anni fa le assunzioni contestuali allo stage erano pari al 46,5% (dati AlmaLaurea) ora si attesta al 26,5% e solo uno su quattro avrà un contratto al termine del periodo di stage.

Stage in cifre
Concepito come un momento formativo durante la laurea, lo stage è recentemente diventato un modello di reclutamento “a perdere”. Gli stagisti infatti alimentano sempre più le già corpose fila del precariato, lo evidenzia AlmaLaurea nel suo "XI Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati".
Stando alle rilevazioni infatti aver svolto uno durante o dopo l'università incrementerebbe soltanto del 6,5% la possibilità di trovare lavoro.

Trasparenza trascurata
Guardando oltre confine, senza andare tanto lontani, i meccanismo di reclutamento hanno tutt’altra trasparenza. Basta pensare alla Francia, dove sono previsti 3 stage obbligatori durante gli studi ma mai oltre la laurea.
Le aziende inoltre sono più trasparenti anche negli annunci, per cui non vengono proprio prese in considerazione offerte recanti la dicitura 'azienda leader del settore senza specificare il nome della società che cerca personale e, soprattutto, vengono resti noti subito, in modo onesto e trasparente, la retribuzione e altri parametri fondamentali.

L’iniziativa di protesta
In risposta al peggioramento delle condizioni degli stagisti due anni fa è nato un sito di protesta tramutatosi in testata giornalistica. Si tratte della "Repubblica degli Stagisti" di Eleonora Voltolina che prova a valutare almeno il numero degli stagisti: "Si può ragionare su due dati certi. 256mila stage all'anno in imprese private, e oltre 50mila nelle strutture pubbliche. Quindi siamo a oltre 300mila stage all'anno, ma penso siano di più, soprattutto negli enti pubblici. Con 'la Repubblica degli Stagisti' - conclude Voltolina - ho voluto creare uno spazio di informazione, discussione e proposta, per denunciare gli utilizzi distorti di questo strumento e mettere in luce le buone pratiche".

Nel sito si può trovare la "Carta dei diritti dello stagista", per evitare lo sfruttamento legalizzato. E una "lista dei buoni", le aziende che aderiscono ai punti della "Carta". Non sono molte, ma gli stage attivati in queste imprese avranno il "Bollino OK stage": non è un riconoscimento ufficiale a livello ministeriale ma un segnale, un aiuto ad orientarsi in un mercato che spinge a cercare, come fosse oro, uno stage che rispetti la dignità di chi inizia a lavorare.

Fonte: La Repubblica

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