Evasione fiscale, pronto il terzo scudo d'Italia

Scudo fiscale ter Maglia nera al nostro Paese per il triste primato in Europa sull'Evasione fiscale! E intanto il Governo pensa al terzo scudo fiscale per debellare il cancro fiscale.

Quanto costa ai cittadini questo malcostume? Secondo alcune indagini una cifra compresa tra i 50 e i 60 miliardi l'anno.

Nel nostro Paese l’evasione avrebbe raggiunto ad oggi il 22,7% del PIL. Secondo una stima diffusa a Capri nel corso del convegno “Tax Compliance ed evasione fiscale” da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, l’evasione fiscale si anniderebbe anche sotto l’ombrellone. Nella top ten degli evasori “marittimi” troviamo località turistiche come Rimini, con il 71%, Ischia con il 70%, Positano con il 68%, Capri con il 68%, Riccione con il 67%, Forte dei Marmi con il 66%, Alassio con il 65%, Gallipoli con il 65%, Milano Marittima con il 64% e Taormina con il 62%.

La relazione del procuratore
Negativi anche i dati appena diffusi dal procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci. Secondo la relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2008 “il fenomeno della corruzione all'interno della P.A. é talmente rilevante e gravido di conseguenze in tempi di crisi come quelli attuali da far più che ragionevolmente temere che il suo impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese anche oltre le stime effettuate dal servizio Anticorruzione e Trasparenza del ministero della Funzione pubblica, nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro all'anno costituenti una vera e propria tassa immorale ed occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”.

Il recupero dell'evasione fiscale, fa sapere inoltre Pasqualucci, varrebbe 100 miliardi l'anno.

Uno scudo fiscale all’orizzonte
Visti i numeri dell’evasione, dopo i provvedimenti adottati nel 2001 e 2002, il Governo si appresta ad attuare uno scudo fiscale “ter” che, oltre a riconfermare la denuncia dei capitali detenuti all’estero, impone di riportarli fisicamente in Italia, conferendo un mandato specifico agli intermediari finanziari che faranno da tramite.

L’operazione dovrebbe essere limitata solo alle persone fisiche e l’adesione allo scudo fiscale li metterà al riparo dalle conseguenze penali dell’esportazione illecita dei capitali: sarebbero essere estinti, in ogni caso, solo i reati tributari. Lo scudo eviterà ogni accertamento successivo da parte del fisco, ed il livello della sanzione, che deve essere ancora determinato, starà probabilmente tra il 6 e l’8% del capitale (nel 2001 e nel 2002 si pagava il 2%). L’ipotesi della doppia aliquota è ormai caduta. In un primo momento il governo pensava ad una sanzione va­riabile. Un’aliquota più alta se i fondi fossero rientrati nei conti correnti bancari, una un po’ più bassa se destinati a una sorta di «Prestito Ita­lia », con la sottoscrizione di particolari titoli di Stato, per il finanziamento dell’econo­mia reale e della ricostruzio­ne dell’Abruzzo.

Il veto europeo
Contraria al provvedimento l’Unione Europea, secondo cui il meccanismo infrangerebbe le regole sulla libertà di movimento dei capitali. Provvedimenti simili allo scudo, ricorda il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sono stati già varati dagli Stati Uniti (anche in questo caso rafforzando, prima, gli strumenti dell’Internal Revenue Service), ed annunciati dalla Gran Bretagna. Altri paesi europei ci stanno pensando: martedì scorso, a Berlino, ne hanno di­scusso i tecnici dei ministeri finanziari. E ci sta lavorando anche l’Ocse, che tra gli strumenti per combattere i paradisi fiscali, contempla proprio la «voluntary disclosure ».

Fonte: Corriere della Sera

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