In attesa delle polemiche sulla Bossi-Fini vediamo l'importanza della manodopera immigrata

immigrati_bossifini Arriveremo anche allo scontro sulla Bossi-Fini, già si parla da più fonti di revisione piuttosto che di cancellazione. Nel link che segue trovate tutti i punti base della legge varata da Bossi e Fini con il governo precedente.

Ma intanto vediamo il ruolo che giocano nell'economia italiana i lavoratori immigrati.
Il nostro paese ha scoperto relativamente da poco l’immigrazione dal terzo mondo e dai paesi in via di sviluppo. Inghilterra, Francia e Germania, per rimanere ai tre principali paesi europei, convivono ormai da anni con questo fenomeno che riveste sempre più, dal punto di vista economico, un’importanza fondamentale. Quanti sono ormai i settori, anche nel mondo del lavoro italiano, che non possono più fare a meno dell’apporto degli immigrati? Basti pensare al settore delle costruzioni, dell’allevamento e dell’agricoltura, dei servizi domestici e di quelli alla persona.

Le fonti ufficiali sono abbastanza in ritardo, specialmente per quel che riguarda i dati relativi ai permessi di soggiorno aggiornati solo al 2003 o quelli sui contributi Inps che sono addirittura fermi al 2002. Gli stranieri presenti attualmente in Italia, secondo una stima abbastanza attendibile, sono quasi 3milioni e 500mila, di cui a fine 2005 se ne contavano quasi 2milioni e 700mila regolarmente iscritti nei registri anagrafici, ed oltre 500mila irregolari.

Questi dati fanno superare abbondantemente la percentuale del 5% della popolazione totale italiana. L’apporto che questa importante fascia di popolazione da alla ricchezza prodotta nel nostro paese (il prodotto interno lordo) dipende da alcune variabili fondamentali: quanti di loro sono in età lavorativa (quasi l’80% contro un 66% scarso degli italiani), il loro tasso di occupazione (oltre il 65% degli immigrati lavorano, contro un dato che supera di poco il 57% per quanto riguarda gli italiani), e il loro livello di produttività che apparentemente risulta essere più basso di quello dei nostri connazionali.

I primi due fattori indicano una popolazione straniera largamente in età da lavoro, ed un numero di immigrati che lavorano in percentuale più alta di quella degli italiani, mentre il terzo risultato dipende dal fatto che generalmente gli stranieri sono impegnati in settori meno avanzati dal punto di vista tecnologico, oppure vengono spesso utilizzati per svolgere mansioni di livello inferiore al titolo di studio conseguito nel loro paese di origine. Il 40% di immigrati in possesso di una laurea e il 60% di quelli in possesso di un diploma svolgono infatti lavori non qualificati. In Italia, un immigrato regolare, guadagna oggi mediamente meno di 800 euro al mese, mentre gli irregolari riescono a racimolare poco più di 500 euro mensili.

Se si moltiplicano questi salari per il numero totale degli immigrati presenti in Italia si arriva alla creazione di un reddito totale (considerate anche le tasse e i contributi) di oltre 34miliardi di euro, che rapportato alla somma di tutti i salari pagati nel paese genera una quota di Pil vicina al 6%.
Molta di questa ricchezza viene trasferita nei paesi di origine, generando un flusso in uscita di oltre 2miliardi e 500milioni di dollari all’anno, ma senza l’ormai fondamentale apporto della “forza lavoro” straniera molti settori dell’economia italiana sarebbero adesso in crisi, per mancanza di manodopera nazionale.

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