Deficit eccessivo: procedura chiusa per l'Italia. Cosa chiede l'Ue

Come previsto la Commissione dell'Ue ha chiesto oggi al Consiglio europeo di chiudere la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.

Nel comunicato del Consiglio si legge:


A norma dell'articolo 126, paragrafo 12, del trattato, il Consiglio abroga la propria decisione sull'esistenza di un disavanzo eccessivo nella misura in cui ritiene che il disavanzo eccessivo dello Stato membro in questione sia stato corretto.

Il Consiglio, abrogando la decisione 2010/286/UE, ricorda che:


a partire dal 2013, anno successivo alla correzione del disavanzo eccessivo, l'Italia dovrà realizzare progressi ad un ritmo adeguato verso il proprio obiettivo a medio termine, compreso il rispetto del parametro di riferimento per la spesa, e compiere sufficienti progressi verso il rispetto del parametro di riferimento del debito (...) per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi.

Oltre all’archiviazione della procedura per deficit eccessivo (Edp) nei confronti dell'Italia, la Commissione ha chiesto di chiudere le stesse pratiche aperte per Ungheria, Lettonia, Lituania e Romania. Inoltre ha concesso una deroga per il rientro del disavanzo di Francia, Spagna, Olanda, Polonia, Portogallo e Slovenia.

La procedura di infrazione contro l'Italia era stata aperta nel 2009, quando il deficit pubblico italiano si attestava al 5% del Pil, per arrivare al 3% nel 2012, termine fissato dal Consiglio europeo. Secondo le previsioni del programma di stabilità 2013-2017 del governo, e approvato dal parlamento, nel 2013 il nostro deficit registrerà un leggero calo, al 2,9% del Pil, per poi scendere all'1,8% nel 2014.

Lo stop alla procedura permette di sbloccare 12 miliardi di investimenti pubblici cofinanziati dai fondi Ue da spendere fino al 2015. Il governo Letta, scriveva stamattina Milano Finanza, ora mirerebbe alla possibilità di dedurre gli investimenti dal calcolo dell'indebitamento valido per il patto di stabilità europeo.

Lo sblocco dei fondi sarà destinato agli investimenti produttivi per la crescita (infrastrutture su tutto), al pagamento dei debiti verso le imprese della Pubblica amministrazione e, almeno in parte, al piano per l’occupazione a cui sta lavorando il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.

La Commissione europea cosa ci chiede? Maggiore flessibilità nel mercato del lavoro (ancora...), snellimento della macchina burocratica e una pubblica amministrazione più efficiente, un atteggiamento maggiormente dinamico delle banche, una giustizia civile più celere.

Ma se il deficit è stato corretto rimane aperta, ed è una voragine, la questione dell’elevato debito pubblico italiano, oltre il 131% del Pil nel 2013 e che supererà il 132% nel 2014 secondo l’Ue. Il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso commentando il dato ha detto che il Paese non può certo rilassarsi:



non possiamo dire che l'Italia deve rallentare gli sforzi, negli ultimi mesi ha perso quote di mercato e manca ancora di competitività ma penso che ci siano le condizioni per recuperare.

La Commissione Ue entra poi anche nel dibattito fiscale in corso nel Paese: chiede che a parità di gettito, il governo riduca il carico fiscale da lavoro e capitale compensandolo attraverso la maggiore tassazione dei consumi e degli immobili. Per l’Iva raccomanda una rivisitazione del regime delle esenzioni e delle aliquote ridotte, per l’Imu una riforma del catasto ai valori di mercato.

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