La Corte dei Conti boccia redditometro e spesometro

Il primo punto da cui partire è che il contrasto all'evasione fiscale è un elemento "centrale e imprescindibile" se si vuole davvero risanare la finanza pubblica, e cio è vero sia per gli effetti che una decisa lotta agli evasori avrebbe sull'entità delle entrate sia in termini di redistribuzione del prelievo fiscale. Parola della Corte dei Conti che nel suo Rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica osserva come:

la strategia adottata dal legislatore nel corso della passata legislatura sia stata caratterizzata da andamenti ondivaghi e contraddittori.

La magistratura contabile poi lancia strali su redditometro e spesometro, già ampiamente contestati e la cui efficacia nella lotta all’evasione è messa in serio dubbio. Per il redditometro (qui che cos’è, in dettaglio) la Corte nota che:


il clamore mediatico suscitato dal nuovo meccanismo di ricostruzione sintetica dei redditi appare francamente sproporzionato alle limitate potenzialità dello strumento e alla presumibile efficacia dello stesso che, continuerà, inevitabilmente, a costituire un criterio complementare per l'accertamento dell'Irpef.

Bocciato anche lo strumento dello spesometro, che dal 2011 obbliga i soggetti con partita Iva a comunicare via internet all'Agenzia delle Entrate qualsiasi incasso di importo pari o superiore a 3.000 euro (al netto dell’Iva) fatturato. Per le operazioni senza obbligo di emissione della fattura (con scontrino o ricevuta fiscale) il limite è di 3.600 euro, Iva compresa. Tetto che vale anche per le operazioni effettuate all'estero con carte di credito, di debito e prepagate. In questo caso sono gli stessi operatori economici a fornire al Fisco i dettagli sui movimenti effettuati. In proposito la Corte non vuole sottacere i rischi:


di misure, come appunto la rilevazione sistematica delle operazioni verso i consumatori finali di importo pari o superiore a 3.600 euro.

La Corte dei Conti ritiene infatti che strumenti come questo abbiano piuttosto indotto effetti negativi sui consumi o, peggio ancora, possano aver addirittura incrementato la propensione a effettuare acquisti di beni e servizi in nero.

© Foto TMNews

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: