Centro Studi Confindustria: "Settore manifatturiero in pericolo, chiudono 40 aziende al giorno"

Il rapporto sugli "Scenari industriali" del Centro Studi di Confindustria presenta dati allarmanti.

Il Centro Studi di Confindustria ha presentato il suo rapporto sugli Scenari Industriali dal quale emerge un quadro allarmante della situazione delle aziende italiane.
Nel quadriennio 2009-2012 quasi 55mila imprese del settore manifatturiero hanno dovuto chiudere a causa della crisi, dal 2007 sono 539mila le persone che hanno perso il lavoro in questo settore e il rischio è quello di fare peggio del periodo 1980-1985, quando furono 724mila i posti tagliati.

In pratica, secondo il Csc, il 15% del potenziale manifatturiero italiano è andato distrutto. Dall'autunno del 2007, quando è iniziata la prima delle due profonde recessioni che hanno colpito l'economia mondiale, ci sono stati cali del 40% nel settore degli autoveicoli e di almeno un quinto in 14 altri settori su 22. In condizioni molto simili versano le industrie francesi e spagnole, mentre il potenziale manifatturiero della Germania è salito del 2,2%.

Sempre considerando il periodo dal 2007 al 2012, il saldo tra nuove imprese e azienda e che hanno cessato l'attività nel settore della manifattura, escludendo le ditte individuali, è di -32mila ossia dell'8,3% in meno e la situazione di è aggravata, come abbiamo detto in apertura, dal 2009 in poi.

Luca Paolazzi, responsabile del Css che ha presentato il rapporto, avverte:

"A metà 2013 la manifattura italiana è in condizioni molto critiche. Le due violente recessioni hanno determinato una caduta così profonda e prolungata dei livelli di attività da mettere a repentaglio decine di migliaia di imprese"

Per quanto riguarda le possibili soluzioni da rintracciare, Paolazzi dice:

"Non basta rilanciare la domanda, occorre ricreare un bel pezzo della capacità produttiva. Ma è realistico supporre che, data la profondità della caduta di attività, il conseguente restringimento della base imprenditoriale, la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e, soprattutto, il forte arretramento della domanda interna, una parte della riduzione del prodotto potenziale sia permanente"

Tuttavia, sempre secondo Paolazzi, ci sono delle carte da giocare per uscirne: occorre seguire la lezione dei migliori Paesi avanzati e di quelli emergenti perché, come hanno evidenziato le analisi degli economisti di Confindustria, crescono i Paesi che creano le condizioni per uno sviluppo del settore manifatturiero. Infatti, nei Paesi avanzati con un aumento di un punto della quota di manifatturiero si registra un aumento del Pil di 1,5 punti nei Paesi già avanzati, di 0,5 in quelli emergenti.

Il problema attualmente è che la caduta della produzione è troppo lunga, profonda e più accentuata rispetto ai Paesi concorrenti e questo sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di migliaia di aziende e di interi comparti produttivi. Nonostante questo il rapporto del Css evidenzia che l'Italia resta la settima potenza industriale del mondo e la seconda in Europa.

Il vice presidente di Confindustria Fulvio Conti ha partecipato alla presentazione del rapporto del Csc e, oltre a ribadire quanto già fatto notare dal Paolazzi sul calo di produzione ha sottolineato la tragicità della situazione italiana con altri numeri:

"Otto milioni di persone vivono in condizioni di povertà, quattro giovani su dieci sono senza lavoro. La produzione industriale è crollata del 25% in media e in alcuni settori di oltre il 40% dal picco pre crisi con circa 40 imprese manifatturiere che spariscono ogni giorno"

Intanto, il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, proprio in relazione al rapporto presentato dal Csc ha affermato:

"Il mantra del mio ministero eè questo: le imprese italiane devono essere messe nelle stesse identiche condizioni delle imprese europee. Punto''

per questo ha assicurato che il governo si impegnerò affinché cambi lo scenario in cui oggi le imprese si trovano fortemente penalizzate e ha accennato a interventi nell'ambito del Fisco, dell'innovazione, della burocrazia e dell'energia.

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