Liberalizzazione farmaci: una pillola amara

Pillola amara Liberalizzazioni a passo di gambero per il settore farmaceutico. Parliamo dei farmaci da banco che non necessitano di prescrizione medica. Secondo una recente indagine di Altroconsumo infatti su 128 punti vendita (96 farmacie, 17 parafarmacie e 15 ipermercati) presenti in dieci città: Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Verona, Bologna, Firenze, Bari e Palermo. L’associazaione avrebbe monitorato il prezzo di 68 farmaci senza obbligo di prescrizione medica (tra i più utilizzati). Quindi ha iniziato il confronto tra gli oltre ottomila dati raccolti e li ha incrociati con i numeri Nielsen sullo sviluppo del mercato.

Il risultato dell’inchiesta evidenzia che «Salvo spiacevoli stop — il ddl Gasparri-Tomassini potrebbe consentire alle parafarmacie, senza farmacista, solo la vendita di mini- confezioni — lo scenario sembra destinato a mutare in positivo, seppur lentamente. I primi segni ci sono», afferma la responsabile dell’indagine. Il primo: «I punti vendita diversi dalle farmacie sono passati nell’ultimo anno da 2.247 a 2.987». Le parafarmacie («per lo più concentrate al Sud») sono cresciute del 33%, i corner salute all’interno degli ipermercati del 30 («ancora troppo pochi»)». Il secondo: «Se si considera il numero di confezioni vendute, il fuori canale registra nel 2009 un più 22,6%, mentre le farmacie perdono il 2,4». Va detto però che al momento il primo detiene solo il 10% di questa categoria di farmaci.

Risparmio in pillole
A vincere la gara della convenienza sono al momento ancora i corner degli ipermercati, che stando all’indagine, propongono prezzi del 17% inferiori rispetto alle farmacie e del 13% rispetto alle parafarmacie.

Considerevoli le differenze rilevate tra i punti vendita della stessa categoria. «Nelle diverse farmacie prese in esame si sono infatti registrate variazioni di prezzo addirittura del 59%, nelle parafarmacie del 41, nei corner degli ipermercati del 27.

Il prezzo dei farmaci
Andando di farmacia in farmacia il prezzo di una confezione di Tachipirina, di Supradyn o di Enterogermina può variare di quasi o oltre il 70%. Una di glicerolo addirittura del 108%. E ancora: una confezione di Flunibron la si può trovare a 7,9 euro (prezzo minimo più economico che in parafarmacia) ma anche a 14,3.

Secondo le conclusioni dello studio il fenomeno sarebbe da attribuire alla liberalizzazione selvaggia. Oggi i farmacisti infatti oltre ad applicare un prezzo più basso possono sceglierne uno più alto. Se poi ci si aggiunge il fatto che la liberalizzazione non è stata seguita da alcun processo di informazione (affissione dei tariffari in farmacia come prevista per legge), è presto spiegato il motivo dei divari di prezzo tra i vari punti vendita.

Aumenti oltre l’inflazione
Oltre la notevole eterogeneità dei tariffari l’indagine rileva anche l’aumento indiscriminato dei prezzi rispetto all’anno scorso. L’aumento registrato nelle farmacie infatti si aggira intorno al 4,8% mentre si parla dell’8,7% nelle parafarmacie e del 6,1% nella grande distribuzione.
Tra i vari motivi da collegare all’aumento indiscriminato dei prezzi la nuova normativa che prevede che da marzo 2008 le case farmaceutiche possano suggerire ai farmacisti un 'prezzo' indicativo, in alcuni casi più alto (anche molto più alto) di quello di due anni fa.

Fonte: Altroconsumo

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