Internet: anche l’informazione ha un prezzo!

Informazione online Rupert Murdoch fa scuola. Si insinua così nel mondo dell’informazione online il tarlo del business. Se per anni i lettori di tutto il mondo si sono adagiati su una rete di informazioni completamente gratuita a breve le cose potrebbero evolvere verso modelli di pay-per-reed.

Gli editori potrebbero non accontentarsi più dei magri guadagni ricavati dalla carta stampata, viste le ristrettezze del settore.

A puntare su una nuova strategia di fruizione dell’informazione online sono, oltre al magnate dell’informazione statunitense anche colossi come Ibm, Oracle e Google. Il gigante di Mountain View si starebbe infatti prodigando per proporre sistemi di pagamenti dedicati agli editori estendendo il servizio Checkout, nato come concorrente di Paypal.

Nuovi modelli di business
La monetizzazione dei contenuti nell’ottica di Google potrebbe avvenire attraverso un modello di micropagamenti o di abbonamento per un paniere di testate. Il portavoce dell'azienda ci tiene a precisare che si tratta solo di un insieme contenente "alcune idee sottoposte all'attenzione della Naa per spiegare come impiegare tecnologie allo scopo di generare ricavi da Internet. Per quanto riguarda Checkout non abbiamo nuovi annunci da fare, ma siamo sempre alla ricerca di metodi di pagamento efficienti e intuitivi".

Sta di fatto che Google ipotizza un'estensione del suo servizio destinandola a chiunque ne sia interessato al fine di creare un "ecosistema di contenuti premium", con la postilla che un contenuto "aperto" non è sinonimo di "gratuito". Per agire basterebbe seguire la falsariga dei negozi on-line di Apple (iTunes e App Store). Anche perché il costo che poi l'utente dovrà versare conterrà le commissioni per una serie di parti: proprio questa parte interessa a Google per potere scovare nuove vie di guadagno.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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