Servizi pubblici in libero mercato?

Liberalizzazione servizi pubblici Un decreto salva-infrazione che dovrebbe garantire all’Italia una correzione in extremis alla trasgressione dei dettami europei in tema di servizi pubblici, oltre a far entrare un fiume di capitali privati nel settore dei servizi pubblici. “Lo scopo, spiega il comunicato di Palazzo Chigi, è quello di adeguare la disciplina all'ordinamento comunitario e incrementare la spinta liberalizzatrice in un quadro regolatorio certo e chiaro, che incentiva l'iniziativa dei soggetti privati, riducendo i costi per le pubbliche amministrazioni e garantendo la migliore qualità dei servizi resi agli utenti”.

Dall’acqua al gas passando per l’energia e il trasporto rifiuti, saranno diversi i servizi pubblici soggetti ad un radicale cambiamento delle regole di affidamento. Il provvedimento chiarisce che d’ora in avanti sarà consentito l'affidamento a società miste pubbliche e private, mediante procedura ad evidenza pubblica per la selezione del socio operativo (cosiddetta "gara a doppio oggetto").

La decisione si pone in linea con la comunicazione interpretativa della Commissione europea del 5 febbraio 2008, prevedendo, contestualmente, che al socio privato sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento.

Il regime transitorio
Il decreto-legge, al fine di eliminare uno degli aspetti di maggiore criticità emersi in sede di applicazione della vigente normativa, fissa un regime transitorio relativamente breve per gli affidamenti non conformi alla nuova disciplina di adeguamento al diritto comunitario, che dovranno cessare entro e non oltre il 2011.

“In-house” in via d'estinzione
In via del tutto straordinaria, è stata, inoltre, prevista un'ipotesi di affidamento "in house" della gestione, ma questa dovrà essere sottoposta a stringenti requisiti verificati dall'Autorità garante per la concorrenza e i mercati. Nel caso di mancata espressione del parere dell'Autorità entro sessanta giorni dalla richiesta, sarà valido il silenzio assenso.

Le SpA
Per quanto riguarda gli affidamenti diretti alle imprese quotate in Borsa viene contemperato l'interesse ad una maggiore concorrenza a quello della tutela del risparmio, disponendosi una riduzione della partecipazione pubblica tale da valorizzare il ruolo degli investitori privati e delle fondazioni dai quali potrebbe giungere un prezioso contributo di capitali, come auspicato dalla stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato.
La norma prevede inoltre che per le società quotate e affidatarie di servizi pubblici potranno mantenere l'affidamento sino a scadenza naturale anche se ottenute senza gara purché la quota dei soci pubblici scenda sotto la quota del 30% entro il 2012, pena la decadenza dell'affidamento e la cessione dei contratti a quella data. Un provvedimento questo che potrebbe avere conseguenze dirette ad esempio per Acea, Hera, Iride, Enia, ovvero tutte quelle società miste pubblico-private che hanno quotato in borsa le loro azioni.

Legge di conversione 133/08 – Art. 23 bis

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