Chi guadagna dalla libera informazione?

Libera informazione Tanto male in edicola quanto bene sul Web. Parliamo dei quotidiani che generano online insieme alle reti TV il 30% del traffico. Sebbene stia tramontando un modello di business stantio legato al mondo dell’informazione non significa che non ci sia qualcuno che continua a guadagnare sul lavoro di giornalisti professionisti. Punta il dito contro aggregatori e motori di ricerca l'European Publishers Council, secondo cui “(...) L'accesso per tutti ai siti web non significa accesso gratuito. Non siamo d'accordo con quanti sostengono che la libertà d'informazione è assicurata solo se tutto è disponibile online gratuitamente. (...) I legislatori e i governi devono proteggere più efficacemente, a livello nazionale e internazionale, la creazione intellettuale di valore da parte di autori, editori e broadcaster”.

Tramontato il modello di business legato ai profitti pubblicitari ideato a metà Ottocento l’informazione odierna si trova a sostenere una marea di costi, a fronte di un drammatico calo dei ricavi…eppure qualcuno ancora ci guadagna, tipicamente chi l’informazione non la produce direttamente.

Chi ottiene utili da internet usando il lavoro degli altri?
Sotto accusa principalmente i motori come Google e le Telecom, ossia chi fornisce i servizi di ricerca e l'accesso alla rete, aumentando fortemente i propri utili mentre gli editori soffrono.

Con la sola pubblicità accostata alle notizie ricercate dagli utenti Google ha guadagnato nel 2009 un fatturato intorno ai 400 milioni di euro, quasi la metà dell'intera raccolta sul web. Su segnalazione della Federazione degli editori, di questa realtà si sta occupando l'Autorità garante della concorrenza e del mercato presieduta da Antonio Catricalà.

Per quanto riguarda invece il settore telefonico gli operatori del segmento “mobile” controllano da soli 13 milioni di connessioni ad alta velocità (19,2 linee ogni 100 abitanti a fine 2008) e ora stanno vedendo crescere a ritmi sostenuti anche l'internet in mobilità. Bene, calcoli ufficiali in Germania e Stati Uniti mostrano che oltre il 30% del traffico in Rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive. La conseguenza? L’informazione main stream costituisce un driver eccezionale per Telecom, che si fa pagare con margini molto elevati ogni Adsl e abbonamento ai dispositivi mobili con accesso al web.

Il caso tedesco
Per tagliare la testa al toro in Germania hanno stabilito che ogni azienda connessa in rete può trarre benefici direttamente o indirettamente dall’accesso alle informazioni e pertanto ogni azienda tedesca potrebbe trovarsi a breve a dichiarare quanti sono i suoi computer collegati a internet e a pagare per ciascuno una flat fee mensile di 5 euro. I relativi ricavi andrebbero solo agli editori.

La proposta
Per quanto riguarda invece il nostro paese la proposta che alcuni avanzano potrebbe riguardare una più equa ripartizione dei ricavi tra operatori telefonici e generatori di contenuti. Si tratterebbe quindi di aumentare il canone alla connessione, una cui parte andrebbe a sovvenzionare gli editori online.

Il meccanismo, si mormora, potrebbe avvenire sulla bolletta della connettività, a prescindere dall'utilizzo, da parte del singolo, di contenuti informativi durante la propria navigazione. Non si tratterebbe di un contributo perenne ma di un finanziamento alla transizione da regolamentare a livello di singolo paese.
Nel 2007 gli utenti in Italia hanno pagato 3,36 miliardi di euro per la banda larga (relazione 2008 dell'Autorità per la garanzia delle comunicazioni); in media una Adsl nel mercato residenziale costa 20 euro al mese equivalente ad un fatturato annuo superiore ai 4 miliardi di euro tenuto anche conto del crescente utilizzo di internet mobile.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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