Nucleare a tutti i costi?

Energia nucleare Qualcuno l’ha già definito il Rinascimento nucleare. Il progetto è certamente ambizioso e dispendioso allo stesso tempo ma, assicurano i governanti, un investimento che si ripagherà da sé in poco tempo. L’obiettivo del Governo Berlusconi è infatti quello di arrivare a produrre tramite l’energia atomica un quarto del fabbisogno energetico italiano.

In cantiere ci sarebbero quattro reattori da 1.600 megawatt in tre siti, alo Nord, Centro e Sud Italia. Il progetto nasce da una collaborazione tra la francese Edf ed Enel, che in Francia ha il 12,5% degli Epr (European pressurized reactor) e da noi avrà comunque la guida di una società al 50%.

Il “conto” è piuttosto salato e preventivato al momento intorno ai 4,5 miliardi di euro e reattore, 18 miliardi in totale, più del doppio di ciò che si pensa di spendere per il ponte di Messina. Meno precise le stime che riguardano la tempistica. L’agenda governativa infatti prevede che il primo passo sarà compiuto a metà 2015, quando si inizierà la costruzione del primo reattore. Gli altri seguiranno di diciotto mesi in diciotto mesi.

E la bolletta? Sempre secondo le previsioni il costo stimato dell'energia si aggirerà tra i 55 e i 60 euro a megawattora. Allineato, se tempi e investimenti verranno rispettati, a quello di una buona centrale a carbone, il 20% in meno rispetto a quello di una centrale a turbogas di ultima generazione.

Il primo kilowatt nucleare? Ottimisticamente nel 2020.

La nuclear tax
In realtà la tassa sul nucleare gli italiani già la pagano come risarcimento danni a Enel e Ansaldo per il referendum di rinuncia al nucleare del 1987. Si tratta dei cosiddetti "oneri nucleari" per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la "defenestrazione" dell'atomo.

Con precisione la “nuclear tax” è stata inserita a partire da maggio 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell'attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali. Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce "uscita dal nucleare" andranno oltre 3,3 miliardi di euro.

La bolletta elettrica aumenta da quest´anno di un altro 4,5%. Ma tra i fattori che incidono negli aumenti c'è la decommissioning nucleare, ossia una tassa per lo smaltimento dei rifiuti nucleari che a più di vent´anni dal referendum che disse no al nucleare stiamo ancora pagando.

L´aumento della bolletta elettrica è dunque solo in parte dovuto all´aumento del gas, considerati i numerosi "oneri" che già ci gravano sopra. Oneri che insieme al prezzo pagato per la distribuzione e il trasporto dell´elettricità verso le nostre case, determina il 30,3% del costo della bolletta.
Uno su tutti di questi oneri, quello per lo smantellamento dei siti nucleari che in 7 anni ha generato un finanziamento di 500 milioni di euro. Soldi interamente gestiti dall´azienda pubblica Sogin, salita alla ribalta della cronaca sopratutto per i faraonici stipendi dei suoi dirigenti.

A dicembre 2007 presenta una struttura operativa di 800 dipendenti e lo smantellamento nucleare, la sua unica attività industriale, è ferma ad un 10% di avanzamento nella commessa pubblica.

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