Processo Alitalia: sotto accusa i super-bonus dei manager

Processo Alitalia Si apre oggi a Roma il processo contro i vertici Alitalia. A finire sul banco delle accuse oltre al falso in bilancio e alla mala gestione nei confronti degli investitori, anche i super-bonus dei dirigenti.

Crollata sotto il peso di 2,3 miliardi di euro di indebitamento, la compagnia non sembrerebbe aver lesinato sugli stipendi ai manager che negli ultimi 5 anni avrebbero «drenato» risorse per decine di milioni di euro nonostante l’andamento economico non giustificasse tali trattamenti.

L’accusa
La causa civile promossa da Consumatori Associati per conto di centinaia di azionisti e obbligazionisti Alitalia verterà dunque sull’inutile dispendio di risorse ai danni degli investitori, che richiedono pertanto un congruo risarcimento per la perdita di valore dei propri titoli.
Falso in bilancio, irregolarità e mala gestio sono i rilievi mossi nei confronti degli ex amministratori della compagnia.

A dover rispondere delle accuse mosse dai consumatori anche la Consob rea per culpa in vigilando, ovvero per non avere cioè esercitato quei controlli che le competevano per ruolo.

Bonus da mille e una notte
Oggi in aula verrà presentato un ricco dossier su superbonus e compensi di 20 ex manager tra i quali Francesco Mengozzi, Giancarlo Cimoli, Giuseppe Bonomi e Jean-Cyril Spinetta. Nella relazione degli avvocati Giovanni Tognon ed Ernesto Fiorillo (presidente di Consumatori Associati) si mette in rilievo come nel 2005 Cimoli, in qualità di presidente e amministratore delegato, abbia percepito più di 2,7 milioni, sei volte lo stipendio del numero uno di Air France e il triplo rispetto a quello di British Airways!

«In maniera sorprendente - scrivono gli avvocati Tognon e Ernesto Fiorillo - nel 2005 una delibera del cda raddoppia lo stipendio a Cimoli che passa a 2.791.000 euro l’anno sebbene Alitalia continui a registrare notevoli perdite». I due legali denunciano come «gli amministratori delegati, e lo stesso cda, hanno sempre avuto interesse a conservare il proprio incarico con assoluta incuria di una sana e produttiva gestione della società».

Mentre la compagnia affondava, decollava il compenso di Cimoli che tra il 2004 e il 2007 avrebbe racimolato un gruzzoletto di circa 6 milioni di euro. Nel primo anno di presidenza, Cimoli è stato retribuito con 1.522.996 euro (190.375 euro al mese) a fronte di una perdita di bilancio di 813 milioni. Nello stesso periodo, mentre Alitalia «più vola e più perde» (parole dello stesso Cimoli), la concorrente British Airways è in utile per 333 milioni e il suo capo Rod Eddington, tra stipendio e bonus, ha guadagnato la metà del collega italiano: 776mila euro. Solo un po’ di più rispetto al transalpino Jean-Cyril Spinetta, che a fronte di un utile di 98 milioni, nell’esercizio 2004-2005 è stato retribuito con 710mila euro. Se l’era cavata meglio l’omologo di Klm, Leo Van Wijk, con 1,08 milioni guadagnati a fronte di un utile di 261 milioni.

Come detto, nel 2005 arriva il «raddoppio», mentre nel 2006 si torna a quota 1,5 milioni e per i soli due mesi di guida nel 2007 giunge un compenso di 131mila euro. La società non era stata avara né con il predecessore di Cimoli, Francesco Mengozzi (un milione nel 2003 e 1,38 milioni tra stipendio e buonuscita nel 2004) né con il successore Maurizio Prato (350mila euro nel 2007). Gli altri componenti del cda, invece, hanno sempre ricevuto compensi cumulativi per circa 200mila euro annui (a eccezione dei 150mila euro del 2006). Ora spetterà al giudice l’ardua sentenza.

Fonte: Il Giornale

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