Acqua potabile, controllala col kit fai-da-te

Controllo acqua Il prototipo appena brevettato dall'Università Bicocca e in commercio tra un mese consiste in un kit fai-da-te per la rilevazione di sostanze nocive nell'acqua potabile di casa. Utilizzando le cinque strisce in dotazione si potranno misurare bontà e parametri dell'acqua del rubinetto come pH, durezza, nitriti, nitrati, cloruri e solfati.

L'analisi fai-da-te avrà un costo molto contenuto (meno di dieci euro) ed è totalmente affidabile, fanno sapere dai laboratori della Bicocca.
"Nessuna pretesa di sostituirsi ai controlli periodici e completi eseguiti dai professionisti degli acquedotti e delle Asl - dice Massimo Labra, che ha messo a punto questo strumento di misurazione con il collega Maurizio Casiraghi nel laboratorio Zooplantlab - ma le loro analisi vengono svolte fino al punto di consegna, il contatore. Il nostro kit invece permette di controllare l’acqua anche nel tratto finale, al rubinetto di casa, dell’ufficio, della scuola".

La geografia dell'acqua
«A Genova e a Torino i valori di cloruri e solfati andrebbero riesaminati perché superavano i limiti di legge», spiega Maurizio Casiraghi. A Reggio Emilia risulta una concentrazione eccessiva di nitrati (50 mg/l) ed è significativo anche il valore di 25 mg/l raccolto a Sassari. La provetta dei solfati riempita alla fontanella di piazza Mondello a Palermo ha un risultato vicino ai 400 mg/l (troppi), lo stesso accade a Firenze e a Bari. La durezza varia in maniera importante nella stessa regione: a Brescia era 45, a Como 0. Ma a noi è risultata diversa anche nella stessa città: a Milano soltanto in zona 8 l’acqua è molto dura: 45 °f. «Comunque non è dannosa per l’uomo. Lo scopo del kit non è creare allarmi ma imparare a conoscere l’acqua che beviamo, per questa ragione lo stiamo distribuendo nelle scuole, nei condomini e nelle piazze italiane». C’è molta diffidenza, spesso ingiustificata, dicono i ricercatori. Molti poi credono di potersi fidare soltanto dell’acqua garantita dall’ente, temono che una scarsa manutenzione degli impianti nelle case e nei condomini possa pregiudicarne qualità e sicurezza.

L'"ultimo miglio"
Il problema con le acque domestiche riguarda spesso la scarsa manutenzione del tratto finale. Se l'acqua infatti arriva "pulita" al contatore non è comunque detto che sia impeccabile all'uscita dal rubinetto. «Sarebbe meglio verificare le condizioni delle tubazioni e degli impianti condominiali, in particolare la corretta manutenzione delle autoclavi. Nelle case si utilizzano ormai da più di vent’anni tubazioni in materiale plastico perché non si corrodono e sono più durevoli, ma dove ci sono ancora tubazioni vecchie in acciaio che possono corrodersi e arrugginirsi si può trovare una maggior presenza microbica e l’acqua può assumere una colorazione rossastra», spiegano gli ingegneri dell’Acquedotto milanese.

I controlli interni sono di pertinenza del proprietario e nel caso dei condomini la qualità e la quantità degli interventi dipende dall’amministratore. «La responsabilità delle attrezzature nello stabile è nostra. Ma non c’è alcun obbligo di svolgere controlli al rubinetto né sull’autoclave, tuttavia molti di noi fanno eseguire analisi nell’appartamento più lontano dal contatore. I condòmini possono sollecitare queste verifiche», dice Pietro Membri, presidente dell’Anaci (7mila amministratori in Italia). Quindi i consumatori possono chiedere agli amministratori più controlli, facoltativi ma suggeriti. Altri interventi «migliorativi» sono sconsigliati dalle associazioni di consumatori.

Attenzione ai filtri
Il caveat sui filtri arriva da un'indagine di Altroconsumo, secondo cui nella migliore delle ipotesi non servirebbero a nulla. Se la manutenzione non è più che impeccabile questi si possono trasformare in veri e propri ricettacoli di batteri.

Fonte: Corriere della Sera

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