Vacanze in multiproprietà: ora si puo' rivendere

multiproprietàLa “multiproprietà”, che alcuni anni fa aveva conosciuto anche in Italia un periodo di grande successo, sembra ora vivere un momento di crisi.
Secondo alcune indagini di mercato, sono molti gli italiani delusi o stanchi dell’appartamento da godere solo per una o due settimane all’anno.

Ecco che allora, in aiuto di questi proprietari che a quanto pare non vedono l’ora di disfarsi delle proprie quote, arriva una nuova opportunità, pubblicizzata da una società italiana di marketing immobiliare, la HBC SpA, rappresentante in Italia di Genesis Vacation: come ci spiega Il Giornale, il ritiro delle quote della multiproprietà permette la loro conversione in buoni vacanza da spendere dove e quando meglio si crede.

Grazie ad accordi conclusi con alcune importanti compagnie aeree come Alitalia, compagnie di navigazione come Costa Crociere, ed importanti catene alberghiere internazionali, la proposta sembra avere ottenuto in breve tempo un discreto successo. In circa due anni sono quasi 8mila i periodi di vacanza ritirati come fossero “auto usate”.

Ma come avviene per le permute di autovetture, c’è da pagare un “conguaglio”. Le settimane ritirate, in questo nuovo “mercato dell’usato”, vengono valutate tra i 20mila e i 30mila punti, e per concludere il nuovo contratto, che prevede un minimo di 45mila punti da spendere poi in viaggi aerei, crociere o soggiorni in hotel, bisogna sborsare ancora 20mila euro circa, con la possibilità di dilazionarli nel tempo. Si calcola siano oltre 100mila le famiglie italiane che detengono quote di multiproprietà in Italia e all’estero, ma sono proprio queste ultime di cui si vorrebbero disfare, probabilmente perché si ritiene non valga più la pena possedere delle quote alle Canarie, sul Mar Rosso, ai Caraibi o in Kenia, per una sola, al massimo due, settimane all’anno. Esiste infatti la possibilità di non riuscire sempre a scambiare il periodo fissato con un altro in una località diversa.

Considerando i costi del viaggio per raggiungere la meta, forse conviene scegliere una delle innumerevoli offerte “all-inclusive” che il mercato del turismo offre ormai in tutti i periodi dell’anno. Naturalmente i responsabili delle società italiane di multiproprietà non sono affatto d’accordo su questa presunta crisi del settore, sostenendo che le loro migliaia di clienti sono soddisfatti e che non è assolutamente difficile scambiare con altri proprietari le proprie quote, oppure rivenderle, come testimonia il dato di oltre il 20% di “rivendite” nella sola Europa nel corso del 2005.

In attesa di capire esattamente chi ha ragione, è indubbio che la società italiana che ha escogitato questo sistema di “conversione” ci guadagni, incassando migliaia di euro anche per i prossimi anni, a fronte di contratti con vettori aerei, marittimi e con catene alberghiere, chiusi senz’altro in modo vantaggioso. Sorge spontanea una domanda: ma se è diventato così difficile, come sostengono, vendere le quote delle multiproprietà possedute, cosa ne faranno di quelle che ritirano? Probabilmente le venderanno con profitto, sfruttando quella parte di domanda che invece, le associazioni delle organizzazioni di multiproprietà continuano ad affermare sia ancora sostenuta.
Un affare per tutti tranne che per i clienti che vendono e acquistano?

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