Report mensile Bce giugno 2013: in vista aumento della disoccupazione a breve termine

L'Italia è tra i virtuosi del 2012, ma rischia un rapporto del 132,2% tra debito pubblico e Pil nel 2014.

Il quadro che emerge dal bollettino della BCE del mese di giugno è allarmante soprattutto in termini di disoccupazione. L'Istituto di Francoforte, infatti, fa notare che a causa della scarsa creazione di posti di lavoro nell'area dell'euro e delle "deboli aspettative congiunturali" rilevate dalle sue indagini, è lecito pensare che nel breve termine il tasso di disoccupazione è destinato ad aumentare.

In particolare, dall'inizio della crisi nel 2008, sono più di quattro i milioni di occupati persi dalle economie dell'Eurozona e secondo le statiche è molto probabile che l'occupazione si sia ridotta ancora nei primi sei mesi del 2013.
Secondo gli studi della BCE, il tasso di disoccupazione nei Paesi dell'euro ad aprile 2013 è salito al 12,2% in conseguenza di un aumento dello 0,1%, ma ciò che più preoccupa è che le condizioni del mercato del lavoro sono peggiorate a causa della "debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi Paesi dell'area". Di conseguenza gli indicatori previsionali non lasciano intravvedere alcun miglioramento nel prossimo futuro.

Sia nel primo sia nel secondo trimestre 2013 l'indice Pmi (Purchasing Managers' Index) che si basa sulle attese occupazionali nei settori manifatturiero e dei servizi nell'Eurozona è risultato al di sotto della crescita zero e lo stesso quadro emerge dalle indagini della Commissione europea presso le imprese.

Per quanto riguarda l'Italia nello specifico, la BCE fa notare che il Paese è tra i virtuosi del 2012 perché con Germania, Estonia, Lussemburgo, Austria e Finlandia costituisce il gruppetto degli unici sei Paesi dell'euro che sono riusciti a tenere il deficit sotto il 3% del Pil, soddisfacendo i parametri del Patto di stabilità. Tuttavia è anche una delle nazioni con il debito maggiore a causa del rallentamento delle entrate rispetto alle aspettative e dell'aumento delle spese. Perciò, suggerisce la BCE, l'Italia deve "attenersi con rigore al percorso di moderazione del disavanzo specificato nell'aggiornamento per il 2013" in modo da evitare che nel futuro più prossimo si torni di nuovo al di sopra del valore di riferimento del 3% del Pil, visto che in base alle attese nel 2014 l'incidenza del debito sul Pil è attesa al 132,2% dalla Commissione europea.

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