Peer to peer una normativa liberticida?

HadopiRegole più severe per il peer to peer in Europa. Parte dalla Francia, con l’adozione dell’Hadopi 2 la rivoluzione del file sharing.

Il caso francese
Hadopi sta per Haute autorité pour la diffusion des ouvres et la protection des droits sur Internet, ed è l’organismo su cui pesa l’onere di segnalazione delle infrazioni al copyright tramite le reti informatiche.

Se pescati a scaricare contenuti dalla rete illegalmente sono previste delle sanzioni non solo pecuniarie (300 mila euro) ma anche penali (fino a due anni di carcere). Ai colpevoli inoltre sarà imposta la disconnessione forzata dalla rete per un intero anno solare.

Il provvedimento colpisce anche tutti coloro che si imbattono in violazioni involontarie, quali l’utilizzo della propria rete wireless da parte di terzi. In questo caso, l’utente ignaro della sicurezza della propria connessione domestica rischia sanzioni fino ai 1500 euro, 4 mesi di disconnessione e 1 mese di carcere.

Il Ministro della Cultura Frederic Mitterrand, commentando l’approvazione dell’Hadopi, ha riferito che più di 1000 persone al mese potrebbero essere coinvolte dal provvedimento, già a partire da inizio 2010.

La svolta europea
Sebbene ritenute eccessive ed in alcuni casi lesive della libertà degli internauti da parte dell’Unione Europea, le nuove regole francesi rappresentano l’esempio ispiratore per una nuova normativa condivisa su suolo comunitario. Tra i paesi membri infatti si respira un crescente desiderio di regolamentazione e controllo. Lo dimostra la recente approvazione da parte della Corte Costituzionale del pacchetto Hadopi2.
Rispetto alla prima Hadopi, giudicata anti costituzionale, concede agli utenti di essere perseguiti e disconnessi da internet solo dalle autorità giudiziarie.

Ma è solo l’inizio, le istituzioni europee stanno preparando regole ben più severe. Dal pacchetto (in bozza) di nuove regole Telecom è sparito infatti l’emendamento 138, che introduceva alcune tutele per gli utenti internet. Si diceva che non potevano essere puniti senza avere un “equo processo”. Si stabiliva che l’accesso a internet è un diritto fondamentale dei cittadini. Ebbene, tra le molte polemiche di gruppi libertari come Scambio Etico, queste tutele non ci sono più nel nuovo testo. Invece di “equo processo” c’è il diritto a una “equa procedura”. Come nota Anna Masera, non è la stessa cosa: significa che anche un’autorità non giudiziaria può perseguire gli utenti per reati commessi sul web. Già, anche se queste regole sono state ideate per la tutela del copyright, in realtà si applicherebbero a tutti i reati.

Se il pacchetto verrà confermato (com’è probabile), entro fine anno, per diventare direttiva europea, nascerà quindi uno spartiacque tra i reati sul web e quelli offline. I primi potranno essere perseguiti direttamente (“in casi di urgenza”), mentre i secondi continueranno ancora a passare da processi e indagini giudiziarie. La direttiva quindi permetterebbe ai Paesi membri dell’Unione di fare leggi anche più severe dell’Hadopi 2; non solo contro il peer to peer, ma anche per esempio per i reati di opinione sul web.

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