Wikilabour, il lavoro ai tempi di Internet

Portale del lavoro Il sindacato va in “rete”, per rispondere a tutti i quesiti su diritti e doveri dei lavoratori, tipologie contrattuali e offrire consulenze sul mondo del lavoro in tempo reale. Si chiama Wikilabour, ed è la nuova iniziativa di Cgil Milano e Cgil Lombardia per stare più vicini ai lavoratori italiani in un momento di crisi occupazionale.

Il portale, in stile Wikipedia, fornisce una serie di contributi interessanti e qualificati integrati gradualmente da soggetti qualificati del settore. Un work in progress, insomma, un sapere condiviso che farà sentire meno solo chi si aggira faticosamente nei meandri della precarietà, e nei suoi risvolti tecnico-burocratici.

Tra i soci fondatori - e finanziatori - oltre al sindacato ci sono quattro avvocati, ma altri organi assicurano il costante aggiornamento dei contenuti: il Comitato dei Garanti (cui partecipano docenti universitari ed esperti di diritto) e un vasto parterre di collaboratori che a vario titolo consentono di mantenere fresca e ben ramificata l'informazione.

Come funziona?
Gli utenti che decidano di iscriversi potranno crearsi un profilo individuale, che consenta di diventare perfettamente interattivi rispetto a tutti i contenuti, ponendo domande specifiche e offrendo eventuali contributi personali. Per chi però vuole toccare coi tasti la credibilità del portale prima di affiliarsi, c'è la democratica opzione di accedere alla funzione ricerca dati sugli argomenti più vari. Il motore procede sfruttando le macroaree raccolte nell'indice per categorie, oppure inserendo un semplice vocabolo nell'apposito form posto in bella vista sulla home page del sito.

Basta dunque digitare una parola d'ordine come 'allattamento' o 'permesso' per vedere subito apparire una scheda sintetica del tema richiesto, il richiamo alle leggi inerenti con dovuti distinguo tra contratti da dipendenti o lavoro autonomo, tra rapporti a tempo determinato o sine die. Non mancano i casi problematici già individuati (e magari risolti), come pure i richiami a eventuali sentenze emesse in materia.

Fonte: La Repubblica

  • shares
  • Mail