Mafia: beni confiscati a rischio asta

Mafia L’emendamento della discordia introdotto in Finanziaria e recentemente approvato dal Senato riguarda l’inserimento del limite temporale di 90 giorni per la destinazione a fini sociali dei beni confiscati alla Mafia. Scaduto tale termine però i beni potrebbero essere venduti all’asta col rischio evidente che vengano riacquistati dalle stesse società criminali cui erano stati in origine sottratti.

Come funziona il meccanismo?
Introdotta dalla legge Rognoni–La Torre del 13 settembre 1982, la confisca dei beni mafiosi si dovrebbe realizzare attraverso l’assegnazione dei beni immobili a comuni, province, regioni, associazioni di volontariato, cooperative sociali, e cos via per realizzare scuole, comunità di recupero, case per anziani, centri per rifugiati politici, e altro ancora. I beni mobili e le aziende confiscate vengono per lo più trasformati in denaro contante e il ricavato viene versato nel Fondo unico per la giustizia.

Il nuovo emendamento
La scadenza potrebbe pregiudicare il processo considerate le lungaggini burocratiche del catasto
Il governo fa cassa con i beni confiscati alla mafia. Un emendamento alla Finanziaria prevede che possano essere venduti gli immobili di cui non sia effettuata la destinazione entro i novanta giorni imposti dalla legge. Ma complessità delle procedure e carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione rendono molto difficile rispettare questi termini. I problemi sono, ancora oggi, legati alla complessità delle procedure (per esempio, inagibilità, ipoteche o procedure giudiziarie in corso, occupazioni, contenziosi causati dalle impugnazioni delle ordinanze di sgombero) e alla carenza di risorse finanziarie per la ristrutturazione dei beni.

Dunque, la norma abolisce di fatto l'uso sociale dei beni confiscati e ne impedisce la restituzione alle collettività. Anzi, rischia di restituirli alle organizzazioni criminali, già pronte a riacquistarli dallo Stato.

Il bottino della Mafia
Stando ai dati aggiornati al 30 giugno 2009 alle associazioni mafiose sarebbero stati sottratti l’equivalente di 725 milioni di euro, di cui ben 225 negli ultimi diciotto mesi, grazie all’attività del commissario straordinario, e solo 500 nei dodici anni precedenti.

I beni immobili confiscati sono 8.933, di cui ben 46 per cento in Sicilia, 15 per cento in Campania e 15 per cento in Calabria. Di tutti i beni immobili confiscati, il 60 per cento ha già trovato una destinazione: la maggior parte è stata consegnata agli enti locali per finalità sociali, il restante è stato mantenuto allo Stato per fini istituzionali.

Le aziende confiscate alla criminalità sono 1.185, di cui 38 per cento in Sicilia, 19 per cento in Campania e 14 per cento in Lombardia. Operano principalmente nel settore delle costruzioni, della ristorazione e del turismo. Di tutte le aziende confiscate, solo il 33 per cento ha trovato una destinazione: attraverso la vendita o l’affitto e, più frequentemente, attraverso la liquidazione (una azienda su tre risulta infatti già in liquidazione prima della confisca definitiva).

Fonte: La Voce

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