Fondi pensione: quanto rende l'etica?

Finanza etica Socialmente responsabile ma anche redditizia la previdenza complementare etica fa strada tra i lavoratori italiani.
Secondo gli ultimi dati di settore, il rendimento medio dei fondi pensione socialmente responsabili negli ultimi cinque anni è stato dell'8%, mentre la performance massima registrata da alcuni prodotti è stata addirittura del 17%.

L’investimento etico, evitando i settori delle armi, del tabacco, del nucleare, della pornografia, sembra meno esposto a rischiosità e volatilità dei mercati finanziari e per questo si dimostra piuttosto redditizio. Tuttavia, il fondo pensione etico raccoglie un bacino di utenti ancora basso in Italia rispetto agli altri Paesi europei e l'offerta sul mercato tricolore è ancora troppo poco ampia.

Cosa si intende per pensione etica?
L’investimento socialmente responsabile o Sri (Socially responsible investment), che sempre più spesso viene indicato anche con l’acronimo Esg (Environmental, social and governance), si sta sviluppando negli ultimi anni anche alla luce delle buone performance di rendimento.

Investire in modo etico significa scegliere titoli di società o Stati che rispettano determinati criteri di comportamento o di responsabilità sociale, escludendo le aziende operanti in settori ritenuti “dannosi”. Tra gestori diversi possono esistere alcune differenze tra i settori o le tipologie di industria esclusi, mentre altri, come ad esempio quello delle armi, sono generalmente comuni a tutti.

Rendimenti in “verde”
Da un certo punto di vista si potrebbe dire che la crisi abbia spinto la finanza etica: i fondi socialmente responsabili sono infatti cresciuti, in numero e asset, proprio nell’anno più nero per i mercati finanziari dalla Grande depressione degli anni ’30 a oggi.
Secondo l’ultimo report Green, social and ethical funds in Europe, realizzato da Vigeo in collaborazione con Morningstar, nell’ultimo anno in Europa il patrimonio gestito dai fondi Sri è salito da 48 a 53 miliardi di euro (+9%). Nello stesso periodo di tempo (giugno 2008 – giugno 2009), il numero dei fondi etici è salito da 537 a 683 prodotti: una crescita del 27%, la più elevata che sia stata registrata dal 2001.

Dieci anni fa, nel 1999, i fondi Sri in Europa gestivano poco più di 11 miliardi di euro: mica male come crescita, direi.

La geografia dei fondi etici
La finanza etica è piaciuta particolarmente a paesi come il Belgio, dove si sta parlando di una legge per la regolamentazione e la promozione degli investimenti socialmente responsabili, e la Francia.

La Francia, in particolare, per il secondo anno consecutivo è il Paese europeo più importante in termini di asset gestiti, con 13,8 miliardi di euro, cioè un quarto abbondante di tutto il patrimonio gestito in Europa secondo criteri Sri (erano 8,9 nel 2007, addirittura solo 3,1 nel 2005), e 150 fondi etici sul mercato.

I transalpini hanno scalzata la Gran Bretagna, che è seconda (10,5 miliardi di euro, in calo dai 12,6 del 2007, con 98 fondi etici sul mercato), e che per anni, anche in virtù di una sorta di primogenitura (è stata il primo Paese in Europa a vedere collocato sul mercato un fondo Sri, nell’ormai lontano 1984), è stato il mercato leader nel Vecchio continente.

Al terzo posto il Belgio, con 8 miliardi di euro di asset gestiti con criteri socialmente responsabili e ben 143 fondi etici sul mercato.

Il panorama italiano
In Italia i fondi pensione, più in generale i grandi investitori istituzionali, fino ad oggi sono stati un po’ alla finestra dell’investimento socialmente responsabile. Il mercato dei prodotti finanziari etici nel nostro Paese è infatti per oltre il 90% retail, mentre accade l’opposto in Europa, dove per circa l’80% è in mano appunto agli investitori istituzionali. Va detto al riguardo che in Italia, per legge, i fondi pensione non hanno alcun obbligo di investire secondo criteri di selezione etica, bensì hanno un obbligo di disclosure cosiddetto di “whether and how”: devono cioè dichiarare “se e in quale misura” tengono in considerazioni aspetti ambientali, sociali ed etici nelle loro politiche d’investimento e nell’esercizio dei diritti di voto (D.Lgs. 252/2005, art. 6, comma 13, lettera c).

Il patrimonio gestito dai fondi etici è sceso, dal 2008 al 2009, di quasi il 40%, da 3,2 miliardi che era lo scorso anno ai soli 2 miliardi di quest’anno. È sceso pure, anche se di poco, il numero dei fondi etici collocati sul mercato, passati dai 21 del 2008 ai 20 di quest’anno.

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