Finanziaria 2010, incentivi in bilico per le rinnovabili

Rinnovabili in bilico Finanziaria a pugni chiusi sugli incentivi alle rinnovabili? Per il momento sembra sventata l’ipotesi di un taglio agli incentivi, lo comunicano le associazioni di categoria (Anev, Aper, Assosolare, Federpern, Fiper, Greenpeace Italia, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club e Legambiente).
Stando alla bozza di emendamento circolata nei giorni scorsi infatti, sembravano dover cessare gli effetti del provvedimento Cip n. 6/92, in favore del dettato normativo della Direttiva 2009/28/CE, che veicola drastici interventi contro lo sviluppo delle rinnovabili.

L’emendamento della discordia
Il provvedimento contro il quale sarebbero insorte all’unanimità le associazioni consumatori avrebbe previsto infatti la forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell'energia.
Tra le novità invise agli operatori del settore anche la drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del Certificato Verde, che sarebbe passato da un prezzo medio di mercato pari a circa 85,00 euro/MWh a circa 40,00 euro/MWh.

Inoltre veniva attribuito a Terna l'insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata.

Rinnovabili ad alta tensione
A scatenare le proteste, oltre all’evidente minor convenienza dell’utilizzo delle rinnovabili, il rischio di non rientrare nei parametri del 2020 sulla produzione di energia da rinnovabili (tetto minimo al 17%).

Il tributo fiscale
A penalizzare fortemente il settore, secondo le associazioni, ci sarebbero già i dazi fiscali per gli operatori del settore.
L'energia solare in Italia, favorita dalle tariffe premianti del «conto energia», è infatti soggetta all'Ici sugli impianti fotovoltaici a terra , che l'agenzia del Territorio ha classificato come «opifici», assoggettandoli al pagamento dell'imposta (risoluzione 3 del 6 novembre 2008).

Il tributo dovuto ai comuni, secondo le stime dei tecnici, arriva a incidere, mediamente, per 13mila euro su ogni megawatt. Un onere aggiuntivo che potrebbe scoraggiare anche gli investitori internazionali, in un settore che ha tassi di rendimento minimi, anche se sicuri nel tempo.

Anche per i privati esiste qualche deterrente fiscale, fanno sapere da Assosolare. Le tariffe incentivanti previste dal «conto energia» fino a tutto il 2010 e i premi economici previsti per chi produce energia elettrica da fonte solare (decreto del ministero dello Sviluppo economico del 19 febbraio 2007), non sono infatti cumulabili, per i privati, con la detrazione Irpef del 36% riconosciuta o richiesta per la realizzazione dei relativi impianti fotovoltaici.

C'è incompatibilità anche fra le tariffe incentivanti del «conto energia» e la detrazione d'imposta del 55% prevista per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, prevista dalla Finanziaria 2007 (legge 296/06, articolo 1, comma 344).
Infine, i "premi" del conto energia non possono essere applicati all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano stati concessi incentivi pubblici, nazionali, regionali, locali o comunitari, «in conto capitale e/o in conto interessi con capitalizzazione anticipata, eccedenti il 20% del costo dell'investimento», né sono cumulabili con i certificati verdi.

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