Comunità montane, il Governo ci dà un taglio

Taglio stipendi politici Inizierà nel 2010 la dieta dimagrante degli enti locali. Con i 14 emendamenti alla Finanziaria appena proposti in Parlamento il Governo richiede lo sfoltimento delle comunità montane e il taglio netto di consiglieri e assessori comunali/provinciali. Il giro di vite riguarderebbe anche gli stipendi dei rappresentanti politici locali, eccedenti spesso quelli dei parlamentari.

Comunità montane nel mirino
Il testo prevede anche che dal 2010 le Regioni potranno sopprimere le comunità montane e comunque queste cesseranno di ricevere risorse dallo Stato.
A partire dal 2010 saranno le Regioni, con propria legge, a decidere la soppressione di "Comunità montane, isolane e di arcipelago". Lo Stato cesserà inoltre di concorrere al finanziamento delle comunità montane. Più stretta anche la definizione di comunità montana che sarà limitata ai Comuni in cui "almeno il 75% del territorio si trovi al di sopra dei 600 metri sopra il livello del mare".

Giro di vite sui politici
Entra a gamba tesa sugli eccessi della politica locale il provvedimento targato Lega che propone un taglio netto di giunte e consigli negli enti locali. L’obiettivo dell’emendamento sarebbe quello di cancellare il posto al 27% dei 160mila politici locali, chiudendo la maggior parte dei consigli circoscrizionali. Addio anche ai difensori civici comunali e ai direttori generali nelle città con meno di 100mila abitanti. Il sacrificio più consistente spetta alle giunte dei comuni, che nel nuovo ordinamento perderebbero per strada il 41% dei posti (in pratica, quasi 15mila poltrone).

I benefici per le casse pubbliche saranno certamente relativi in prima istanza. I posti in giunta e in consiglio si potranno infatti cancellare solo al termine del mandato, e per il 2010 portano al bilancio dello stato 85 milioni di euro (190 per il 2011 e 240 per il 2012) sotto forma di tagli ai trasferimenti ordinari.

Tetto alle indennità
Tra le altre novità anche l’imposizione di un limite massimo per l’indennità di assessori e consiglieri che non potranno superare in alcun caso il trattamento economico dei parlamentari nazionali.

La cura, più leggera di quella prevista nelle prime versioni della riforma, si concentra soprattutto sugli oltre 4.500 comuni che non raggiungono i 3mila abitanti, e che si dovranno accontentare di due assessori invece dei quattro attuali (chi vorrà potrà fare del tutto a meno degli assessori, e attribuire le deleghe a due consiglieri); Meno drastici i tagli in consiglio (il limite minimo di componenti passa da 12 a 8), e nelle province, dove i correttivi cancellano il 26% degli assessori e il 18% dei consiglieri.

Il costo delle provincie
Ma quanto incidono sui conti pubblici i “doppioni” amministrativi come le provincie? Tanto per non dire tantissimo. L’Italia infatti è l’unico Paese occidentale in cui esistono ben tre livelli di governo territoriale sub-statale (comuni, province e regioni), il che, tradotto in poltrone, significa un centinaio di giunte, di consigli provinciali, di prefetture, di questure e così via, spendendo più soldi per funzioni che potrebbero probabilmente essere assorbite nelle competenze dagli enti minori o maggiori (v. articolo Ecoblog).

Le provincie vantano infatti un esercito di dipendenti di oltre 4.000 addetti, 2.900 consiglieri, 900 assessori e 50 presidenti, tutti con indennità astronomiche tra i 2.000 e i 9.000 euro mensili.
Abolendo la pletora di cariche inutili le casse locali potrebbero guadagnarci 16 miliardi l’anno.

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