Acqua: un investimento sicuro

Investimenti idrici Il settore non sembra fare acqua da nessuna parte, anzi è un cavallo a dir poco vincente per gli investitori. Parliamo dei tre fondi idrici che investono in titoli del settore disponibili in Italia.
Secondo quanto riportato da Morningstar i tre fondi avrebbero registrato nei primi 11 mesi dell’anno performance più che positive. Registra una crescita del 23% il SAM Sustainable Water mentre segnano rispettivamente un +11,5% e un +11% il CAAM Funds Aqua Global e il PF (Lux) Water. Stesso discorso per gli Exchange traded fund “idrici”: PowerShares Palisades Global Water +27,4%, iShares S&P Global Water +17,2%, Lyxor Etf World Water +17%, Etfx Janney Global Water Fund +12,5% (in euro).

Il futuro è blu
Settore fiorente destinato ad espandersi quello idrico è soggetto ad un trend molto positivo, grazie alla crescente domanda globale e agli ingenti investimenti che dovranno essere sostenuti.
Certo i rendimenti sono strettamente collegati al paese e alle normative vigenti.
“Secondo le nostre stime”, spiega Sandra Luorenco, co-gestore di CAAM Funds Aqua Global “si prevede una crescita media degli utili per le società idriche tra il 4 e il 6% nei Paesi sviluppati e tra il 10 e il 15% nei Paesi emergenti”. Questo è uno dei motivi per cui, nonostante le recente liberalizzazione dell’acqua italiana, le società di gestione puntano sugli emergenti anche per questo tipo di servizi.

Ultimamente si è parlato molto del settore idrico. La miccia che ha acceso l’interesse finanziario, e insieme ad esso un vivace dibattito politico, è stata proprio la recente approvazione del decreto Ronchi (soprannominato anche decreto salva-infrazioni), che, tra le altre cose, prevede la liberalizzazione dei servizi idrici.

L’acqua italiana
Sono 91 gli Ato (Ambiti territoriali ottimali) che ad oggi gestiscono la rete idrica nazionale, in genere divisi per provincia. Con la nuova normativa gli Ato saranno costretti a riassegnare entro il 2012 il servizio a un nuovo organismo in cui la gestione e almeno il 40% della proprietà sarà privato. Per la fornitura sono poi previste delle gare, a cui potranno partecipare anche imprese pubbliche. Il provvedimento prevede inoltre che entro dicembre 2015 la quota pubblica delle società ex municipalizzate e quotate prima dell’ottobre 2003 (come Acea, Iride, A2A e Hera) scenda ad un massimo del 30%. Invece, per le società municipalizzate e quotate dopo l’ottobre del 2003, come Enia, la riduzione della quota pubblica al 30% deve avvenire entro il 2010, pena la perdita della concessione.

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