Gioco d'azzardo: è febbre da cavallo?

Gioco azzardo Porta alle casse dello Stato più di quanto non faccia lo scudo fiscale. Il gioco in Italia riguarda 35 milioni di cittadini per un business da 39 miliardi di euro in nove mesi del 2009. Si tratta della terza industria del Paese, sostiene il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara nella sua indagine “Il gioco in Italia, da fenomeno di costume a Colosso industriale”.
Il “raccolto” è destinato ad aumentare fino a toccare, nel 2010, i 58 miliardi di euro. La previsione si basa sull’analisi delle entrate dello Stato registrate dal 2003 ad oggi, passando da 3,5 miliardi di euro a 7,7 miliardi, con un tasso di crescita complessivo del 121,1%.

Gli italiani comunque non ne fanno una malattia, almeno secondo Fara, che sostiene che nel nostro paese si gioca con moderazione e sono pochi i casi clinici.

Baby players
I giocatori italiani sono precoci se si pensa che il 39% effettua la prima puntata tra i 18 e i 25 anni, mentre 38,4% tra i 13 e i 17. I teen-players nel nostro Paese sarebbero ben 1.132.555. Mentre i numeri calano progressivamente con l’avanzare dell’età. Coloro che hanno giocato per la prima volta tra i 26 e i 35 anni sono solo l’8,4%, mentre il 3,1% aveva un’età compresa tra 36 e 50 anni. Il 29,8% degli italiani considera giochi e lotterie un divertimento allo stato puro, l’8,2% associa invece scommesse e puntate all’adrenalina data dalla suspance. Il 9,2% dei giocatori spera di ottenere da questa pratica un’integrazione al proprio reddito. Sul fronte dei non giocatori, invece, il 37,1 % lo ritiene uno spreco di denaro.

Slot machine sulla cresta dell’onda
Newslot e skill game la fanno da padrone con ben 120 mila unità dislocate nei vari esercizi commerciali territorio. Solo queste forniscono il 45,6% delle entrate complessive del settore. E chi non gioca alle slot, reperibili soprattutto al bar, al ristorante o nelle sale giochi – in maggioranza sono persone tra i 35 e i 44 anni (23,8%), insieme agli over 65 (il 23,7%) - lo fa prevalentemente da casa., su internet. Ma nel 2008 si è affermata anche la versione on-line di molti giochi tradizionali e i dati indicano che sarebbero scommesse (sportive e ippiche) e skill games (es poker o “gratta e vinci” telematico) a riscuotere il maggiore successo: le scommesse, nel 2008, hanno garantito 1,1 miliardo di raccolta, mentre i giochi di abilità tra cui il poker hanno portato 2,42 milioni di euro; la versione telematica del gratta e vinci raccoglie 69 milioni di euro.

Una “fetta” è criminale
A questa grande torta partecipa, neanche a dirlo, anche la criminalità organizzata, che, secondo le stime Eurispes, fattura 175 miliardi di euro circa, di cui il 13% (23 miliardi di euro) sarebbe derivato dalle scommesse clandestine. Scommesse sportive, ippiche, Pocker e “gratta e vinci” on-line clandestini raggiungono un volume di affari pari a cinque miliardi di euro.

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