L'Italia che non sa più lavorare

Alla faccia della crisi, verrebbe da dire! Dai numeri snocciolati durante il convegno organizzato da Confartigianato per approfondire il tema e i contenuti del Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro, si ricava l’immagine di un’Italia messa in crisi, in parte, anche da proprie colpe.

Disoccupazione e inadeguatezza
Se è vero, infatti, che proprio in Italia si registrano dati preoccupanti per quanto riguarda l’occupazione giovanile (il tasso di disoccupazione under 25 è pari al 23,5%, mentre quello di occupazione under 29 anni è del 39,3% - contro la media europea del 51,2%), è anche vero che le imprese artigiane riferiscono di avere difficoltà a reperire personale qualificato.

Spazio libero
I numeri elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato rendono noto che nel 2009 un’impresa artigiana su quattro ha incontrato difficoltà a reperire lavoratori all’altezza dei compiti proposti. Su un fabbisogno occupazionale di 93410 persone, così, i piccoli e medi imprenditori sono stati costretti a rinunciare ad assumere il 25,1% della manodopera necessaria. Detta in termini assoluti: sono rimasti vacanti ben 23446 posti di lavoro.

L'apprendistato è la soluzione?
Quali le strade da imboccare per uscire da questa situazione? La piccola impresa – probabilmente – gradirebbe una messa a punto ancora più efficace del contratto di apprendistato, il principale strumento di inserimento nelle imprese artigiane. Guardando ai dati del 2008 (gli ultimi disponibili in materia) si osserva, infatti, che gli apprendisti nelle imprese artigiane erano 218344, circa un terzo del totale degli apprendisti italiani (640863).

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