Caro petrolio: tutta colpa delle importazioni?

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Avete sentito in questi giorni della megastangata da 314 milioni di euro che il Garante ha inflitto ad alcune compagnie petrolifere? Ne avevamo parlato ricordate? (Leggi il precedente post)

Le compagnie finite sul banco degli imputati sono sei: Eni, Esso, Q8, Shell, Tamoil e Total.

Oggetto dell'istruttoria é stato il comportamento delle magnifiche 6 che si sono coordinate per aggiudicarsi i rifornimenti di jet-fuel e hanno adottato "reciproci comportamenti punitivi a fronte di tentativi di cambiare l'assetto del mercato". Il risultato è stato un peggioramento delle condizioni economiche praticate alle compagnie aeree. In base alla delibera dell'Autorità le imprese dovranno cessare i comportamenti interessati consentendo anche ad altri l'accesso al mercato del carburante aeroportuale.

Ripartizione del mercato e quindi blocco all'accesso di nuovi operatori di mercato.

E intanto l'Italia rischia una maxibolletta petrolifera di oltre 28 miliardi di euro. Anche se i consumi sono diminuiti, se le quotazioni del greggio dovessero confermarsi per tutto l'anno ai livelli attuali, cacceremo fuori dalle tasche 6 miliardi di euro in più (+27%) rispetto all'ultimo anno (già nel 2005 fattura petrolifera era cresciuta da 17 a 22,2 miliardi, +30%).

Secondo l'Unione petrolifera italiana le cause di questa stangata sono da ricercarsi nella "vertiginosa crescita delle quotazioni internazionali"; ma sul conto dell'Italia pesa anche "una dipendenza dall'estero che è intorno all'85% contro il 50% europeo.

"La fattura petrolifera incide per circa l'1,6% sul PIL, più o meno quanto nel 2000 ma ben al di sotto del 4,7% del periodo 1980-83".In forte aumento è infatti anche la bolletta energetica complessiva, che comprende voci come l'elettricità e altre fonti oltre al greggio.

Nel 2005, sostiene l'Unione, si è avuto uno degli aumenti più elevati dell'ultimo ventennio con un balzo di oltre 9 miliardi di euro dal 2004. La diretta conseguenza che, nel giro di due anni, l'Italia si è trovata a pagare 12 miliardi di euro in più per approvvigionarsi dall'estero.

Record, sempre secondo l'Unione, anche per la spesa per l'approvvigionamento di gas, passata da 8,901 a 12,299 miliardi di euro (+38,2%). Forti incrementi anche sul fronte delle importazioni di energia elettrica da 1,762 a 2,134 miliardi con uno scatto del 21,1%.

Siamo alle solite e stavolta il comportamento distorsivo non viene da compagnie italiane ma dalle tanto benvenute "straniere"! Siamo proprio certi che quando ci troviamo a parlare di mercato allargato in altri settori, poi, non ci troviamo in realtà ad affrontare lo stesso medesimo problema?

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