Guardare la crisi... con un sorriso (di plastica)

Saranno anche tempi di crisi, ma, a quanto pare, ciò che importa è affrontare le difficoltà con un sorriso impeccabile e in forma apparentemente smagliante. Nonostante gli affanni finanziari degli ultimi anni, il settore della bellezza italiano non arretra e, anzi, aumenta la propria estensione.

Il boom della bellezza
Chirurgia estetica, cosmetici, prodotti di benessere e quant’altro sia legato alla bellezza muovono ogni anno una somma pari a 8,2 miliardi di euro. Un fatturato che – come rivela Erino Colombi, il Presidente della Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA) di Roma (che rappresenta la quasi totalità delle estetiste italiane) – si è mantenuto stabile, a dimostrazione del ruolo ormai importante che l'estetica ha ormai nella vita delle persone.

La moltiplicazione dei camici bianchi
L’importanza dell’aspetto fisico e le scarse remore che si fanno gli italiani nello spendere per il proprio look si possono intuire anche guardando alla prepotente crescita del numero di chirurghi plastici nel nostro Paese: dieci anni fa erano circa 1500, oggi se ne possono contare circa 4000. L’esplosione, come sottolinea Nicolò Scuderi, ordinario di Chirurgia plastica all'università la Sapienza di Roma, pone davanti anche a questioni di affidabilità: “Sono più di 2.000 i camici bianchi che non hanno una specializzazione specifica in chirurgia plastica ed estetica, ma che esercitano senza avere una competenza specifica. D'altronde quello della chirurgia estetica è un mercato che tira, anche in tempo di crisi economica. Gli specializzati in materia iscritti alla Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) sono un migliaio o poco più”.

I maschi del Nord... e quelli del Sud

Quanto agli interventi effettuati, l’Italia sembra spaccata in due, soprattutto se a chiedere l’aiuto del bisturi è lui: nelle regioni meridionali è maschio solo il 5% dei pazienti, in quelle settentrionali si supera il 20%. I motivi della differenza sembrano essere più culturali che di altra origine, visto che i prezzi degli interventi si abbassano man mano che si scende lungo lo Stivale, arrivando a toccare anche differenze del 30% tra le regioni settentrionali e quelle del Mezzogiorno. Inglobando nelle statistiche anche i dati relativi alle donne, tale andamento trova conferma: al Nord si concentra più della metà (58%) dei trattamenti di medicina estetica, come filler, laser, rivitalizzanti, botulino. Le richieste che arrivano dal Sud e dalle isole, invece, pesano per il 16% del totale nazionale.

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