Incentivi-auto 2010: telenovela senza fine

La sensazione è quella che gli incentivi-auto stiano rimanendo strangolati in un gioco che mischia politica, mercato e vertenze sindacali. Tutto, probabilmente, si gioca sull’asse governo-Fiat, seguendo l’andamento, le discese e le impennate di un terreno che negli ultimi giorni è divenuto particolarmente scivoloso.

Gli attori in gioco
Da una parte stanno Marchionne e l’industria torinese, dall’altra il governo – cui spetta il difficile compito di mediare tra varie istanze ed esigenze – e in mezzo si trovano, un po’ sballottati, i lavoratori di Termini Imerese e, con preoccupazioni minori, ma non per questo non pressanti, i rivenditori di auto e i consumatori italiani.

Riassunto e nuove puntate
Come abbiamo riferito anche nelle settimane scorse, da lungo tempo gli incentivi auto 2010 sembravano in dirittura d’arrivo, anche se rivisti e ritoccati rispetto a quelli che hanno sostenuto il mercato dell’auto nell’anno passato permettendogli di non crollare. Negli ultimi giorni, però, il processo di definizione della sovvenzione ha subito un brusco rallentamento, che forse non è sbagliato collegare al caso Termini Imerese. Recentemente, in un’intervista al quotidiano La Stampa, Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, ha dichiarato di non avere nessuna particolare pretesa riguardo gli incentivi: “Sono agnostico sugli incentivi: il governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi” confermando, in seguito, di essere d'accordo con il governo se deciderà di non rinnovare gli incentivi. Da parte sua, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha preso atto della posizione Fiat, rispondendo alle parole di Marchionne con una frase sibillina: “Per quanto riguarda gli incentivi al settore auto stavamo esaminando la possibilità di rinnovarli e, come avete visto, il principale produttore italiano, la Fiat, pare non sia interessato ad averli, quindi è un capitolo aperto”.

Retroscena

A pensare male si commette peccato, ma spesso si indovina. Viene spontaneo, dunque, leggere il botta e risposta delle ultime ore come una reazione dell’industria torinese al tentativo del governo di scambiare il rinnovo degli incentivi, di cui oltre a Fiat beneficerebbero anche altri produttori, con l’impegno di Fiat (una proposta avanzabile solo nei confronti del gruppo torinese) a mantenere in attività lo stabilimento di Termini. In questo intreccio politico-economico, nell’analisi del quale non bisogna comunque dimenticare la mano statale che ha sostenuto Fiat nei periodi di profonda crisi né le difficoltà drammatiche dei lavoratori siciliani, rischiano di perdersi gli aiuti promessi.

E il mercato soffre
Per il ritardo nell’adozione del provvedimento, intanto, c’è già chi si lamenta. Gian Primo Quagliano, direttore del Centro Studi Promotor GL events, intervenendo Milano al convegno "Automotive Camp: La Filiera Auto in Prospettiva" ha evidenziato infatti che: “Sono già da rivedere le previsioni per il mercato dell'auto per il 2010. I continui rinvii nel rinnovo degli incentivi scaduti il 31 dicembre stanno determinando una forte turbativa della domanda attraverso il blocco pressoché totale degli ordini per le vetture che erano incentivate nel 2009, che sono senza incentivi dal 1° gennaio e che potrebbero essere ancora incentivate con il rinnovo degli incentivi 2010. Nessuno infatti è disponibile ad acquistare oggi a 100 quello che potrebbe acquistare domani a 90. Il blocco nell'acquisizione di ordini, che è tuttora in atto, anche se verrà superato entro febbraio con l'adozione di incentivi analoghi a quelli del 2009, produrrà comunque una perdita di immatricolazioni stimabili nel consuntivo a fine 2010 in almeno 60.000 unità”. L’incertezza, insomma, regna sovrana e, quel che è peggio, sembra non fare bene a nessuno.

  • shares
  • +1
  • Mail