Il sonno inquieto delle polizze dormienti

Per ironia della sorte, le polizze dormienti levano il sonno a numerosi consumatori. Da quando è stato stabilito, con la Finanziaria 2006, che le polizze assicurative scadute senza che i beneficiari si siano attivati entro i termini di prescrizione (portati a due anni dal decreto legge Alitalia 166/08) confluiscano nel fondo diretto a indennizzare i risparmiatori vittime di frodi finanziarie, molte sono state le polemiche. Dopo numerose proposte per modificare le disposizioni, ipotesi di emendamenti e promesse mancate, oggi Altroconsumo torna a sollecitare i legislatori sul tema, chiedendo loro un’attenta analisi della questione.

Cosa chiede Altroconsumo
In una lettera indirizzata al Consiglio dei ministri, l’associazione dei consumatori chiede che l’emendamento proposto lo scorso dicembre al Cncu (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti) venga tenuto in considerazione nell’ambito del “decreto incentivi”, il cui iter parlamentare ha preso avvio proprio in questi giorni. Tra le richieste avanzate da Altroconsumo, rientra l’annullamento della retroattività del provvedimento legislativo. Al fine della tutela dei consumatori, infatti, l’associazione ritiene corretto che: “Tutti i titolari di polizze vita debbano essere informati della futura devoluzione del capitale al Fondo e che sia data loro la possibilità di far rinascere la polizza entro un certo periodo, come accade per i conti correnti e i libretti di deposito". Nel dettaglio, Altroconsumo trova opportuno che: “Le disposizioni di legge si applichino per le polizze per le quali gli eventi che determinano la prescrizione si sono verificati dal primo gennaio 2009 in avanti. Specificando inoltre che anche quelle più vecchie e prescritte non siano considerate dormienti se nel contratto erano indicati dei tempi più lunghi, massimo comunque 10 anni. Tra le polizze che hanno questa espressa previsione le polizze emesse da Poste Vita”.

Qual è la situazione attuale?
In assenza di emendamenti alla vigente normativa, oggi le imprese di assicurazione sono obbligate – dopo due anni “dal verificarsi del fatto” (per esempio, la morte del titolare della polizza) – a non corrispondere il dovuto ai beneficiari, bensì al fondo di tutela. Tale operazione, per di più, può essere effettuata senza informare i titolari o i beneficiari delle cambiate disposizioni.

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