Proteste virtuali per il mondo reale

Siamo dunque arrivati alla nuova frontiera? Quella in cui la protesta passa sul web, riuscendo a incidere, in maniera efficace, anche sulla dimensione economica della quotidianità? Presto per dirlo, ma è un fatto innegabile che la società virtuale sta divenendo sempre più un vettore di rivendicazioni socio-economiche, che possono andare dalla semplice protesta per i prezzi troppo alti di uno spettacolo alla serissima mobilitazione simil-sindacale. Negli ultimi giorni, per esempio, l’universo Facebook ha fatto notizia in due occasioni: una, proveniente da Israele; l’altra, made in Sardegna.

Metallica: giù i prezzi
Partiamo dall’argomento più leggero. Il prossimo 22 maggio, allo stadio Ramat Gan di Tel Aviv, per la delizia dei metallari di Israele, sbarcherà la band statunitense dei Metallica. Nel progettare l’evento, gli organizzatori non si sono fatti scrupoli riguardo al prezzo dei biglietti: la gallina-musica ha ancora le uova d’ora e sono sembrati buoni prezzi compresi tra i 100 e i 200 euro. Di parere diverso, però, si sono dimostrati i fan della band, che hanno aderito in massa a una campagna lanciata su Facebook da uno di loro, Tomer Mussman. Iscrivendosi in gran numero al gruppo Boycott Metallica’s Israel show! e protestando contro il caro-biglietti, i fan hanno attirato le attenzioni Gad Oron, local promoter della band. Dopo essere stato ricevuto dagli organizzatori del concerto, Tomer Mussman, fondatore del gruppo su Facebook, ha annunciato di essere riuscito a fare abbassare il prezzo dei biglietti.

L’isola dei Cassaintegrati
Di tutt’altro tenore l’iniziativa nata in Italia. Da una decina di giorni, un gruppo di lavoratori della Vynilis, ex Enichem (industria chimica di Porto Torres), ha deciso dare vita a una parodia del famosissimo reality-show L’isola dei famosi. Mettendo al centro dell’attenzione non i capricci delle star, ma il disagio sociale di chi è rimasto senza lavoro a causa della crisi, gli intraprendenti sardi hanno creato il gruppo l’Isola dei Cassaintegrati, affidandosi a Facebook per pubblicizzare la protesta. In pochi giorni, l’iniziativa ha raccolto il consenso di 45000 persone. Nonostante il successo, tuttavia, il mondo delle rimostranze virtuali lascia un po’ di amarezza in bocca ai suoi stessi protagonisti, come sostengono gli operai della Vynilis: “C’è l’Italia dei famosi e quella di chi sta perdendo il posto di lavoro noi rappresentiamo quest’ultima e ci fa un po’ rabbia che per avere visibilità ci siamo dovuti inventare una parodia della televisione e affidare la nostra iniziativa a Facebook“.

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