Le fatiche dei pensionati siciliani

Complice l’alto tasso di lavoro nero dell’isola, le pensioni siciliane si attestano al livello più basso d’Italia. La situazione socio-economica dei pensionati siciliani, poi, è resa ancora più difficile, sostiene la Cisl Fnp (la sigla dei pensionati della Cisl) riunita a convegno, dalla mancata applicazione della legge sull’“integrazione socio-sanitaria”.

La cenerentola Sicilia
Complessivamente, in Sicilia si contano il 7,1% dei pensionati italiani: su 17.750.065 lavoratori a riposo in tutta la penisola, ben 1.260.167 abitano nella prima isola del Mediterraneo. Secondo i dati rilasciati dall’Inps, un pensionato siciliano percepisce, in media, un assegno mensile del valore di 550,08 euro, a fronte di una media nazionale di 702,11 euro. La provincia più svantaggiata è quella di Agrigento, dove la pensione media non supera i 471 euro mensili. A Enna e Trapani i pensionati stanno un po’ meglio, potendo contare, rispettivamente, su 480 e 521 euro al mese, mentre a Palermo il valore medio delle pensioni si attesta attorno ai 548 euro. In un tale scenario, sembrano quasi ricche le pensioni medie di Siracura, Catania e Messina, che valgono rispettivamente 621, 588 e 559 euro.

Un fenomeno con cause precise
Considerando da vicino i dati, Carmelo Raffa, segretario generale della Cisl Fnp, trova nell’alta incidenza del lavoro nero la causa delle basse pensioni siciliane: “In Sicilia – spiega – c’è stata e c’è un’alta incidenza di lavoro nero, soprattutto in settori come l’agricoltura o l’edilizia. Questo ha fatto sì che molti lavoratori si trovassero a 65 anni, pronti per la pensione, ma con pochi anni di servizio ‘ufficiale’ alle spalle”.

Altre difficoltà
Ad aggravare la situazione dei pensionati siciliani (e a sottoporre le casse pubbliche a un peso evitabile) contribuisce poi, sottolinea Raffa, la mancata applicazione della legge 328 del 2000, che prevede un sistema integrato di servizi socio-sanitari. In questo modo, secondo il sindacalista, si priverebbero 170mila anziani non autosufficienti dell’assistenza necessaria. Una disattenzione che, inoltre, secondo le stime della Cisl causerebbe un aggravio evitabile sulle casse, giacché se un malato cronico ricoverato in ospedale costa 800 euro al giorno alle casse pubbliche, ne costerebbe solo 70 se venisse assistito a casa. Spiega Raffa: “In Sicilia la spesa sociale per la non autosufficienza è in gran parte affidata all’erogazione del buono socio-sanitario, per il quale viene prevista una somma di quindici milioni di euro all’anno”, numeri assai distanti da quelli che fanno registrare altre regioni italiane: in Veneto, sono stati stanziati nel 2009 700 milioni di euro; in Emilia-Romagna, 368,8; in Toscana, 188.

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