Che fatica imbandire la tavola!

Se qualcuno aveva parlato di ripresa economica è bene che invece rifaccia i conti perché a quanto pare, secondo gli ultimi dati forniti dall'Istat, le famiglie italiane si trovano ancora in difficoltà ad arrivare a fine mese e a spendere. Con sorpresa questa volta a rimetterci è il comparto alimentare.
Per quanto riguarda la vendita al dettaglio, infatti, si scopre che gli italiani hanno ridotto la spesa soprattutto nel settore alimentare: a gennaio - sottolinea l'Istituto di statistica - le vendite complessive sono diminuite dello 0,5%, per i prodotti alimentari il calo è ancora più forte con un -1% su dicembre (il dato peggiore da aprile 2007) e un -3,3% su gennaio 2009, il dato tendenziale peggiore da marzo 2009, mese considerato di picco per la crisi. La Cia (Confederazione degli agricoltori) fa sapere che i generi alimentari meno acquistati sono pane, carne, vino e olio d'oliva ma soprattutto meno piatti pronti e salumi dop mentre la pasta regge insieme agli ortaggi (in aumento) e il comparto di latte e derivati.
Per il Codacons si tratta di un dato inquietante ed angosciante perché dimostra "che gli italiani non hanno più soldi nemmeno per mangiare e che devono tirare la cinghia non solo per l'acquisto di beni superflui ma anche per beni necessari ed indispensabili come il cibo".

Non solo alimentari
A dare ulteriore conferma al fatto che il momento di crisi non è ancora passato, c'è anche lo studio realizzato dall'Ufficio Studi Confcommercio che mette in luce come nel biennio appena trascorso la caduta complessiva della spesa per consumi ha avuto impatti rilevanti sulle scelte degli acquisti degli italiani. Nel corso del 2009, per esempio, si è ridotta la spesa reale per servizi, un fatto praticamente sconosciuto negli ultimi 40 anni (non si è verificato neppure nel 1993). Secondo lo studio, le statistiche più recenti di contabilità nazionale indicano nel 2009 un calo delle quantità di beni e servizi consumati dalle famiglie pari all'1,8%. Meno spese "voluttuarie", come viaggi e cene al ristorante, o rinviabili, come ristrutturazioni e acquisto di mobili, ma anche una riduzione degli acquisti più frequenti come il caffè al bar, la ricarica del cellulare o un vestito nuovo.

La soluzione la caro alimentari
Se da una parte c'è crisi, dall'altra parte si tenta di trovare delle soluzioni per poter risparmiare il più possibile ed è boom delle vendite alternative "taglia costi". Sono aumentati infatti gli acquisti diretti di cibo e bevande dai produttori agricoli in azienda o nei mercati degli agricoltori: dalle aziende in adozione alla spesa di gruppo. Così ben oltre centomila italiani si garantiscono forniture alimentari con il miglior rapporto prezzo/qualità attraverso l'adozione, dalla mucca al maiale, dall'orto alla frutta fino al vino, avvalendosi anche degli strumenti informatici per entrare in contatto con aziende agricole e mercati. Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di un fenomeno in controtendenza rispetto alla crisi generale perché concilia la necessità di risparmiare con quella di garantirsi la sicurezza del cibo. "Gli acquisti diretti - continua la Coldiretti - sono una opportunità per il Paese con un aumento della concorrenza che va a beneficio delle imprese agricole e dei consumatori che possono così garantirsi una spesa sicura e di qualità al giusto prezzo", afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che "è anche una occasione per far conoscere e divulgare i veri sapori della tradizione italiana per poterli riconoscere in tutte le altre forme di vendita senza cadere nell'inganno del falso Made in Italy".

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