Sanità: il Cup diventa unico

Cambiano le regole per le prenotazioni delle visite mediche: la Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato le linee guida predisposte dal ministero della Salute in merito all'istituzione del Cup (Centro unico di prenotazione) nazionale. L'obiettivo dell'innovazione è portare una maggiore efficienza nel funzionamento delle strutture sanitarie pubbliche, nel privato e nella libera professione, tenendo sotto controllo, nel contempo, le liste d'attesa e i trasferimenti tra regione e regione per scopi medici.

La gioia del ministero
Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, accoglie con soddisfazione la decisione della Conferenza e indica il passo compiuto come molto importante per la buona gestione della sanità italiana nell'ottica dell'utilizzo delle tecnologie elettroniche. Rispondendo a chi gli chiedeva un commento sul varo del provvedimento, il ministro ha dichiarato: "Facendo dialogare tra loro i Cup si agevolano i cittadini costretti alla mobilità sanitaria e si riducono i tempi di attesa".

Le novità
In base alle nuove direttive, l'attività dei Cup sarà riorganizzata in modo omogeneo. Gli uffici amministrativi oltre alle mansioni di punto di prenotazione, dovranno svolgere anche le funzioni di osservatori per la programmazione socio-sanitaria, gestendo prenotazioni e disdette, rimborsi, cambi di appuntamento, operazioni di cassa anche per l'area veterinaria, quella a pagamento e per il settore socio-assistenziale. I centri Cup, inoltre, dovranno rilasciare fatture e ricevute, dare il proprio contributo nella gestione delle liste d'attesa e monitorare l'andamento dell'erogazione delle prestazioni.

Sostegno alla prevenzione
Contestualmente all'approvazione delle norme sul Cup nazionale, ha ricevuto il semaforo verde anche il piano della prevenzione, che diverrà così parte a tutti gli effetti del Piano sanitario nazionale 2010-2012. L'attività di prevenzione, così, disporrà di 240 milioni l'anno, da dividere in tre ambiti d'azione: quello universale (dalla prevenzione di infortuni e incidenti fino alle vaccinazioni e agli stili di vita); quello per le fasce a rischio (riguardante tumori, malattie cardiovascolari ecc.) e quello per la disabilità e le malattie croniche.

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