La manovra è anche per i farmacisti

La manovra finanziaria toccherà tutti i settori, incidendo in misura non trascurabile sulla vita quotidiana degli italiani. Tra le tante novità previste dal decreto, alcune riguarderanno i farmaci e le farmacie, con possibili riflessi - paventano le organizzazioni di categoria dei farmacisti - sulle abitudini e le necessità dei cittadini.

Le novità della manovra
I conti pubblici necessitano di maggior ordine e rigore: questo è l'assunto che ispira il provvedimento governativo nel complesso. Nel settore sanitario, l'esecutivo ha individuato nella riduzione dei margini di guadagno di grossisti e farmacisti e nell'incentivazione dell'uso dei farmaci generici i meccanismi che in grado di portare un po' di ossigeno alle casse dello Stato. Buona parte del risparmio per il settore pubblico, verrà dalla ridefinizione delle quote di guadagno degli operatori della filiera della distribuzione dei farmaci rimborsati dal Servizio sanitario (fascia A): le farmacie passeranno da un guadagno del 6,65% al 3,65%, mentre i guadagni dei grossisti scenderanno del 30,35%. Circa 300 milioni di euro, poi, verranno risparmiati - nell'anno in corso - assegnando alle farmacie la distribuzione di alcuni farmaci oggi distribuiti in ospedale (individuati dall'Agenzia italiana del farmaco entro 30 giorni). Secondo il dettato della manovra, inoltre, entro il 31 dicembre 2010 il prezzo dei farmaci generici dovrà scendere del 12,5%.

Ragion di Stato e proteste
Le misure proposte dal decreto consentiranno un risparmio pari a 550 milioni di euro, che saranno utilizzati per il finanziamento del Sistema sanitario nazionale. Dal 2012, poi, l'impianto ipotizzato dovrebbe consentire una riduzione dei costi di funzionamento del settore sanitario pari a 800 milioni di euro.

Maggiore preoccupazioni, e non potrebbe essere altrimenti, nutrono le associazioni di categoria dei farmacisti, secondo cui - nel caso venisse trasformato in legge così come si presenta adesso - il decreto non solo non raggiungerebbe la desiderata maggior razionalità del comparto sanitario, ma si rivelerebbe come un clamoroso autogol.

Secondo Federfarma (Federazione dei farmacisti) le norme sullo "sconto" imposto al prezzo dei farmaci di fascia A e sulla riduzione dei prezzi dei generici mettono a rischio l'esistenza stessa di quasi il 20% delle farmacie. Secondo l'associazione, la manovra dovrebbe essere cambiata per distribuire il sacrificio sull'intera filiera di distribuzione del farmaco e non solo su farmacisti e produttori di generici; a dire di Federfarma, infatti, quanto previsto: "non sfiora minimamente la spesa ospedaliera, davvero fuori controllo, che ha avuto un aumento del 70%, vero spreco del sistema farmaceutico".

Critico verso il taglio dei prezzi dei generici si mostra Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici: "Così non si aiuta l'unico elemento che porta risparmi immediati alla spesa sanitaria pubblica, anzi lo si penalizza. Né si fanno azioni per promuovere il farmaco generico: la Gran Bretagna punta a incentivi economici ai medici che prescrivono farmaci generici anziché i più costosi originator con marchio. Non penso a questo, ma a modalità che in qualche modo incentivino tra i medici di base l'utilizzo dei generici. In Italia la quota di mercato è ferma al 10 per cento, ultimi in Europa, quando in altri Paesi, come la Germania, siamo assai oltre il 50 per cento".

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