Burocrazia canaglia!

Burocrazia, dannata burocrazia. In maniera più o meno esplicita, questo deve essere il pensiero del popolo delle partite IVA italiano. In adempimenti necessari alla corretta gestione fiscale della propria attività, infatti, se ne va una parte considerevole dei guadagni annuali di artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori. Complessivamente, secondo un’indagine svolta da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, ai titolari di partita IVA la burocrazia fiscale costa 19,2 miliardi all’anno.

Una pesante tassa occulta
Spesso sospettati – a prescindere – di evasione, i liberi professionisti per essere in regola con il fisco si trovano a pagare una “tassa occulta” pari a 5.036 euro l’anno. In cosa si disperde questa somma di denaro? Nei non pochi adempimenti burocratici da sbrigare: compilazione della dichiarazione dei redditi, IVA, Intrastat e sostituti d’imposta, compilazione degli studi di settore, calcolo del redditometro, disbrigo delle pratiche fiscali, acquisto di software fiscali, tenuta della contabilità, trasmissione telematica delle pratiche etc. etc.

L’amaro confronto con l’Europa
Tutto assume un retrogusto più amaro se si prendono in considerazione i maggiori sacrifici che occorre sopportare per mantenere un’attività in Italia rispetto a quanto accade nel resto d’Europa. A fronte del 5.036 euro bruciati dalla burocrazia fiscale in Italia, in Francia ci se la cava con 13.20, in Gran Bretagna con 1.270 euro, in Germania con 1.210, in Spagna con 1.160, in Olanda con 1.070, mentre in Svezia bastano appena 850 euro.

Costi in aumento
Va tenuto presente, inoltre, che nel nostro Paese i costi di gestione fiscale della propria attività sono aumentati. A causa di nuovi adempimenti richiesti dall’Amministrazione finanziaria, infatti, rispetto al 2009, i costi della burocrazia fiscale nell’ultimo anno sono cresciuti del 4%.

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