Laurea o capacità tecniche?

L’Italia è l’unico Paese europeo in cui il tasso di disoccupazione dei giovani laureati maschi è maggiore di quello dei coetanei con un livello di istruzione inferiore.

Un articolo de Il Sole 24 ORE ha messo ha in luce come nel nostro Pese ci sia un alto tasso di disoccupazione che si abbatte sui laureati di 28 anni senza specializzazione.

Secondo i dati Istat un giovane su 4 non trova lavoro, mentre secondo i dati forniti da Datagiovani nonostante il 36% dei nuovi posti di lavoro riguarderà gli under 30, l’occupazione si polarizzerà intorno a due figure: quella dei laureati iperspecializzati, e quindi con master, corsi all’estero, conoscenza di lingue straniere e quella dei giovani non laureati, con un titolo di studio professionale, ma pronti a svolgere un lavoro tecnico, artigiano o agricolo, che si sono formati sul campo, o nei laboratori artigiani.
Perché la disoccupazione?
Perché trovano lavoro più facilmente i non laureati piuttosto che i laureati? La risposta va cercata nelle tradizioni del nostro Paese. La crescita del Pil in Italia è legata all’andamento delle esportazioni, ovvero di quei prodotti che hanno reso il nostro Paese famoso in tutto il mondo come la Ferrari, o la mozzarella di bufala, il Grana Padano o la moda. Come dimostra il centro Studi della Confindustria, le imprese cercano giovani che siano pronti a imparare quei mestieri cha hanno contribuito al Made in Italy. Altrimenti sono ricercati quelli laureati con conoscenze specifiche nel campo della finanza, della logistica, del marketing della gestione aziendale.

Un altro fattore che gioca a favore della disoccupazione è il fattore tempo. Coloro che si laureano a 28 anni senza però un master e senza la conoscenza delle lingue, sono destinati a rimanere “bamboccioni” e quindi a casa con mamma e papà oltre i 30 anni in quanto le imprese, per poter competere sui mercati internazionali, non hanno bisogno di neolaureati trentenni senza competenze specialistiche o privi di capacità manuali e tecniche. Purtroppo però questa pare essere la tendenza di questi anni: i giovani restano per parecchi anni in università, si laureano tardi e si fanno mantenere dai genitori. E l’Italia si classifica così l’unico Paese europeo in cui il tasso di disoccupazione dei giovani laureati maschi è maggiore di quello dei coetanei con un livello di istruzione inferiore.

In pratica, in Italia ci si laura troppo tardi e non va bene nemmeno il tipo di laurea, quella generalista senza una vera specializzazione in qualcosa. Ciò che conta è saper svolgere lavori manuali, imparare a fare un mestiere come una volta. Non importa se siano mestieri intellettuali o manuali, non importa se si è laureto o se il titolo di studio è inferiore, quello che importa è essere capaci a fare un mestiere senza averci messo troppo tempo per impararlo.

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