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Laurea o capacità tecniche?

Pubblicato: 08 set 2010 da Valery

L’Italia è l’unico Paese europeo in cui il tasso di disoccupazione dei giovani laureati maschi è maggiore di quello dei coetanei con un livello di istruzione inferiore.

Un articolo de Il Sole 24 ORE ha messo ha in luce come nel nostro Pese ci sia un alto tasso di disoccupazione che si abbatte sui laureati di 28 anni senza specializzazione.

Secondo i dati Istat un giovane su 4 non trova lavoro, mentre secondo i dati forniti da Datagiovani nonostante il 36% dei nuovi posti di lavoro riguarderà gli under 30, l’occupazione si polarizzerà intorno a due figure: quella dei laureati iperspecializzati, e quindi con master, corsi all’estero, conoscenza di lingue straniere e quella dei giovani non laureati, con un titolo di studio professionale, ma pronti a svolgere un lavoro tecnico, artigiano o agricolo, che si sono formati sul campo, o nei laboratori artigiani.

Perché la disoccupazione?
Perché trovano lavoro più facilmente i non laureati piuttosto che i laureati? La risposta va cercata nelle tradizioni del nostro Paese. La crescita del Pil in Italia è legata all’andamento delle esportazioni, ovvero di quei prodotti che hanno reso il nostro Paese famoso in tutto il mondo come la Ferrari, o la mozzarella di bufala, il Grana Padano o la moda. Come dimostra il centro Studi della Confindustria, le imprese cercano giovani che siano pronti a imparare quei mestieri cha hanno contribuito al Made in Italy. Altrimenti sono ricercati quelli laureati con conoscenze specifiche nel campo della finanza, della logistica, del marketing della gestione aziendale.

Un altro fattore che gioca a favore della disoccupazione è il fattore tempo. Coloro che si laureano a 28 anni senza però un master e senza la conoscenza delle lingue, sono destinati a rimanere “bamboccioni” e quindi a casa con mamma e papà oltre i 30 anni in quanto le imprese, per poter competere sui mercati internazionali, non hanno bisogno di neolaureati trentenni senza competenze specialistiche o privi di capacità manuali e tecniche. Purtroppo però questa pare essere la tendenza di questi anni: i giovani restano per parecchi anni in università, si laureano tardi e si fanno mantenere dai genitori. E l’Italia si classifica così l’unico Paese europeo in cui il tasso di disoccupazione dei giovani laureati maschi è maggiore di quello dei coetanei con un livello di istruzione inferiore.

In pratica, in Italia ci si laura troppo tardi e non va bene nemmeno il tipo di laurea, quella generalista senza una vera specializzazione in qualcosa. Ciò che conta è saper svolgere lavori manuali, imparare a fare un mestiere come una volta. Non importa se siano mestieri intellettuali o manuali, non importa se si è laureto o se il titolo di studio è inferiore, quello che importa è essere capaci a fare un mestiere senza averci messo troppo tempo per impararlo.

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Paolo Sabini

    08 set 2010 - 17:38 - #1
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    Il motivo della particolarità del caso italiano è da ricercarsi nel pessimo insegnamento della lingua inglese nelle scuole. Siamo i peggiori conoscitori di tale lingua in Europa, e in una situazione come quella di questo secolo la cosa è molto grave.
    Un laureato di un qualsiasi paese europeo (Germania, Francia) sa l’inglese molto bene e molto meglio della media italiana, e per questo ha anche maggior facilità a “iperspecializzarsi” facendo i dovuti master…

  • Profilo di redbeer

    redbeer

    09 set 2010 - 19:32 - #2
    0 punti
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    ok per l’inglese ma la TOTALE ASSSENZA dello stato itaglietta nei confronti di tutti questi poveri giovani dove lo metti?

  • Paolo Sabini

    09 set 2010 - 19:49 - #3
    0 punti
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    @redbeer: Ovvio, il fattore inglese è solo uno dei tanti. Ed è comunque correlato allo Stato: se nella scuola la lingua straniera fa acqua da tutte le parti, è colpa dello Stato che non finanzia correttamente questi corsi (il che non significa solo aumentare i soldi, ma spenderli in persone preparate e capaci di insegnare, cosa rarissima in Italia).

    Comunque detto ciò siamo in uno Stato governato da vecchi e improntato sui vecchi (leggi: i dati delle pensioni)… ma una scuola migliore pre-università garantirebbe certi standard…

  • Kave91

    09 set 2010 - 22:36 - #4
    0 punti
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    Ma scusate, perchè si parla di laureee “generaliste” non lo capisco, se solo vai ad Ingegneria ti ritrovi con 10481′357 possibilità, per architettura, idem; Medicina,idem
    Ovvio che se ti fermi a una laurea triennale questa conta poco, figuratevi che io col diploma di Geometra posso fare grosso modo le stesse cose che può fare un ingegnere con laurea triennale (ingegnere junior).
    Per l’inglese….aihmè, è vero… ed il brutto è che a volte sono addirittura gli insegnanti a saperlo poco… da questo punto di vista la Gelmini ha fatto un’ottima cosa aumentando il monte ore di Ingelse in tutti i corsi ( figuratevi che nel corso per geometri si smette di studiarlo in seconda superiore…)

  • Profilo di chargedbolt

    chargedbolt

    10 set 2010 - 15:09 - #5
    0 punti
    Up Down

    Non credo che la colpa sia dei giovani bamboccioni che si laureano tardi. Non vedo il problema di assumere un laureato di 28 anni piuttosto che di 26, sinceramente. Il problema e’ che non vengono assunti laureati a prescindere dalla loro eta’, perche’ costano piu’ dei diplomati. Anche le lauree di tipo scientifico e quindi non generalista sono poco richeste; spesso le aziende puntano al controllo di qualita’ o alle vendite piuttosto che alla ricerca, ecco che allora un diploma puo’ bastare.
    Il problema e’ che il tessuto economico della nostra penisola di basa in gran parte sulle piccole aziende, che hanno poco capitale, e quindi preferiscono o riescono ad investire di meno. La faccenda e’ comprensibile; lo stato compie un’azione devastante dal punto di vista fiscale, e spesso la sopravvivenza di una azienda puo’ passare attraverso il risparmio piu’ che attraverso l’investimento. In questo modo c’e’ scarsa scarsa ricerca e quindi scarsissima innovazione, e la cosa va ovviamente a discapito della crescita.
    In altri paesi la presenza di grandi/grandissime aziende multinazionali e’ piu’ importante, e quindi ci sono piu’ soldi per l’innovazione e per strategie a lungo termine (costosissime a breve termine).
    A questo si aggiunga che l’Italia e’ forte proprio in settori artigianali che, per la loro tipologia, hanno bisogno di manualita’ ed abilita’ tecniche piu’ che di cultura.

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