Gli stipendi crescono, anzi no

L'Istat pennella un tocco di luce sul fosco scenario economico italiano di questo periodo, il Codacons strappa la tela degli entusiasmi, ritenendoli immotivati. Se dall'istituto di statistica fanno sapere che nel secondo trimestre 2010 le retribuzioni sono cresciute più dell'inflazione, l'associazione di consumatori si appresta a definire i dati come "fuorvianti".

Retribuzioni del secondo trimestre: +3,4%
Secondo le rilevazioni dell'Istat, le retribuzioni di fatto nel secondo trimestre del 2010 sono cresciute del 3,4% rispetto al periodo corrispondente dell'anno precedente (e dello 0,5% sul primo trimestre). Nello stesso frangente di tempo, poi, fanno notare dall'istituto di statistica, il tasso d'inflazione su base annua è stato pari all'1,5%. L'aumento registrato dalle retribuzioni su base annua è dovuto al +4,6% dell'industria e al +2,5% dei servizi.

Cosa sono le retribuzioni di fatto
Come spiega l'Istat, l'indicatore sulle retribuzioni di fatto si riferisce a unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula) e al netto della Cig. Il dato, inoltre, riguarda gran parte del settore privato, a eccezione dell'agricoltura e dei servizi alla persona.

La critica dei consumatori
Il Codacons, una delle principali associazioni di consumatori italiane, non ha tardato a far sentire la propria voce: “Non ha alcun senso confrontare gli incrementi percentuali di inflazione e stipendi, visto che si applicano a importi differenti. Inoltre quello che conta per le famiglie italiane è il costo della vita che è aumentato in valore assoluto molto di più del 3,4% degli stipendi. Nel calcolo del costo della vita, infatti, c’è anche l’inflazione acquisita per gli aumenti dei mesi precedenti e poi conta se ad aumentare sono i prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto o a bassa frequenza, come elettrodomestici ed automobili”. Ricordando che, negli ultimi 7 anni, ogni famiglia ha dovuto far fronte a un aumento di spesa di 9.600 euro ( dai prezzi al dettaglio ai carburanti), i consumatori fanno notare come all'andamento dei prezzi non abbia corrisposto un analogo incremento delle retribuzioni: “Gli stipendi di una famiglia, infatti, non sono certo aumentati di 9.600 euro, ossia di 1.370 euro all’anno".

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