Inflazione 2.0: la calcola Google

I dati sull’inflazione sono spesso terreno di confronto tra associazioni di consumatori, governo ed enti di rilevazione. Sono attendibili? Quanto l’indice rispecchia i reali consumi della società? Ogni aggiornamento dell’indice di inflazione, le polemiche si rinnovano. In un prossimo futuro, chi ritiene inaffidabili le statistiche ufficiale, potrà fare riferimento all’ indicatore alternativo d’inflazione targato Google.

Ecco la cyber-inflazione
Nelle moderne stanze dell’azienda che ha rivoluzionato il web, stanno mettendo a punto il Google prices index. Sfruttando un complesso algoritmo e una struttura in grado di tenere conto della dinamica dei prezzi dei beni in vendita online, l’ultima applicazione arrivata in casa Google fornirà un’immagine aggiornata in tempo reale del costo dei beni in vendita online.

Si tratta, ovviamente, di qualcosa di diverso dai tradizionali indici in base ai quali viene misurata l’inflazione. L’inflazione digitale (cyber-inflazione o inflazione 2.0, come alcuni la hanno rinominata) avrà un perimetro di rilevazione peculiare (la merce venduta sul web) e ritmi impossibili da mantenere per qualsiasi indagine tradizionale: sarà rilevata quotidianamente, sfruttando la rete (il che comporterà anche bassi costi di convogliamento dati).

Nato per caso
Come nel più perfetto stile Google, il progetto sembra nato quasi per caso. Raccontano le cronache – su imboccata del capo economista del colosso delle ricerche via web, Hal Varian – che è stata la rottura di un macina pepe durante una recente convention della National association of business economists a mettere in moto il meccanismo. “Ne ho cercato uno da comprare su Google – racconta Varian – e sono rimasto colpito dalla quantità di prezzi che è uscita fuori. E qual è la prima cosa che vuole fare un economista in un caso del genere? È costruire un indice dei prezzi!”.

Qualche critica
L’annuncio di Google ha scatenato reazioni da più parti. L’influente quotidiano brittanico, Financial Times, ha sottolineato come il Google Price Index – essendo composto da soggetti diversi o calcolati in diversa misura – non potrà mai sostituire il Cpi (Consumer Price Index), elaborato dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti per tenere il polso all’inflazione. Secondo il giornale inglese, l’economia mondiale continuerà a regolarsi guardando a quest’ultimo indice, ma – nelle convinzioni di Varian – “è indubbio che esista una stretta correlazione tra Cpi e Google Price Index”.

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