I buoni pasto non devono scadere

Immaginate un mondo in cui il lavoro viene pagato con un denaro provvisto di data di scadenza? Non si tratterebbe certo il mondo ideale in cui vivere. Questo, in sostanza, è lo scenario contro cui si lancia l’Adoc con la proposta di abolizione dei buoni pasto. La domanda l’associazione dei consumatori pone a tutti è assai logica: se i buoni pasto, in alcuni casi, rappresentano parte dello stipendio dei lavoratori italiani, perché devono avere una data di scadenza?

Un’ingiustizia sui due fronti e le proposte
Secondo l’Adoc, i buoni pasto con scadenza danno vita a un’ingiustizia bi-fronte: rappresentano una perdita economica per il lavoratore e un guadagno ingiusto per i gestori, pari a 150 milioni di euro l’anno.

Di qui nasce la proposta dell’associazione dei consumatori: l’eliminazione della scadenza, provvedimento già approvato per le carte telefoniche prepagate. Inoltre, per venire incontro ai bisogni dei consumatori, secondo l’Adoc sarebbe necessario provvedere a un adeguamento al costo della vita dell’esenzione fiscale e contributiva dei buoni, ferma al valore di 5,29 euro da ormai 15 anni. Un passo già compiuto in altri Paesi europei: in Spagna il valore defiscalizzato e’ di 9 euro, circa il 70% in piu’ dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Come ultima mossa, poi, secondo l’Adoc bisognerebbe procedere all’abolizione dell’asta al ribasso per l’aggiudicazione e il pagamento entro 30 giorni all’esercente, un meccanismo che sovente porta gli esercenti a scaricare sui consumatori – attraverso l’aumento dei prezzi – il rischio d’impresa, danneggiando anche chi non possiede i buoni.

Parola dell’Adoc
L’appello di Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, è molto deciso: “I buoni pasto non sono degli yogurt, che vanno in scadenza, ma sono soldi dei lavoratori; la scadenza al 31 dicembre dell’anno di emissione andrebbe eliminata. Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perche’ scaduto, comportando la perdita per il possessore del buono del 15% del suo valore, pari a circa 200 euro e un guadagno, ingiusto, per i gestori, pari a circa 150 milioni di euro complessivi”.

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