Numeri dal mondo del lavoro: non solo disoccupazione

In periodo di crisi, inevitabilmente, molto di quanto si dice a riguardo del campo del lavoro finisce per attenere alla tematica dell’occupazione. Eppure sarebbe opportuno non abbassare la guardia su altri aspetti, quali la sicurezza sul lavoro, non meno importanti delle cifre che fotografano l’avanzare della disoccupazione in Italia. Quello della lotta agli infortuni sul lavoro è un settore in cui rimane molto da fare nel nostro Paese.

Numeri spaventosi
Secondo un’indagine dell’Anmil (Associazione nazionale dei mutilati e invalidi del lavoro), nel corso del 2009 in Italia si sono verificati 790mila infortuni sul lavoro, di cui più di mille sono risultati mortali (e altre 300 persone sono rimaste affette da malattie professionali).

Se va sottolineato come le statistiche testimonino la riduzione del numero infortuni sul lavoro, non si può negare che rimanga ugualmente inaccettabile che in un Paese come il nostro muoiano sul lavoro, in media, tre persone al giorno.

Osservando i dati, Franco Bettoni – presidente Anmil – ha commentato: “Le massime istituzioni si confrontano sulle politiche da attuare per invertire l'andamento infortunistico in modo significativo e garantire miglior tutela alle vittime. Le cifre dimostrano che l'impegno comune finora profuso non è assolutamente sufficiente a tutelare la salute dei lavoratori e per questo bisogna trovare soluzioni che facciano applicare le norme sulla prevenzione”.

Non solo morti
Nel convincimento dell’Anmil, poi, sarebbe opportuno impegnarsi più intensamente sul tema delle malattie del lavoro, spesso trascurate. In occasione della sessantesima giornata per le vittime sugli incidenti del lavoro, Bettoni ha auspicato che nella società cresca la sensibilità verso questo tipo di patologie: “Il fatto che crescano le denunce è positivo perché significa che c'é maggiore consapevolezza e le persone trovano sufficiente sostegno nella non facile verifica della professionalità. Resta vivo e aperto, però, il problema delle malattie perdute: sia quelle note che non arrivano in sede assicurativa, sia quelle sconosciute che scopriamo a posteriori, spesso frammiste con fattori ambientali o comportamentali”.

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