Equo compenso: colpito, ma non affondato

La Corte Europea di giustizia indebolisce l’equo compenso, ma non lo abbatte. La gabella che grava sull’acquisto di un dispositivo su cui si possano copiare file, per volere della magistratura di Bruxelles, non più essere applicata indiscriminatamente, ma sarà soggetta a determinate limitazioni. Della decisione delle toghe europee si avvantaggeranno imprese e professionisti, mentre per i privati tutto rimarrà uguale.

Cos’è l’equo compenso?
Come si legge su wikipedia, lL'equo compenso, o contributo per la copia privata è un contributo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti digitali come indennizzo sull'utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d'autore

La decisione della Corte europea
Il 21 ottobre, i giudici di Bruxelles hanno stabilito che sono immuni dalla tassa gli acquisti aziendali, esplicitamente non finalizzati alla realizzazione di copie pirata. Testualmente, la sentenza sostiene che: “l’applicazione indiscriminata del prelievo per copie private segnatamente nei confronti di apparecchiature, dispositivi nonché di supporti di riproduzione digitale non messi a disposizione di utenti privati e manifestamente riservati ad usi diversi dalla realizzazione di copie ad uso privato, non risulta conforme con la direttiva 2001/29”

Poco interessati dalla sentenza
Nonostante quanto deciso dai giudici rappresenti un deciso attacco a un pilastro fondante della norma, per l’utenza privata cambia poco. In altra parte della sentenza, infatti, i giudici sottolineano come rimangano perfettamente legittime le tariffe applicate ai privati. Si legge: “qualora le apparecchiature di cui trattasi vengano messe a disposizione di persone fisiche a fini privati, non è minimamente necessario accertare che queste abbiano effettivamente realizzato copie private per mezzo delle apparecchiature stesse”.

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