Quando un lavoro non basta...

C’è chi fatica a trovarne uno e chi invece, per necessità o voglia di guadagnare di più, ne ha addirittura due: la varietà è grande sotto i cieli del lavoro. Il doppio lavoro, in Italia, è un pratica più diffusa di quanto si pensi: la certificazione arriva dall’Istat.

Quasi 5 milioni
L’Istituto nazionale di statistica ha rilevato che nostro Paese sono 4,8 milioni i lavoratori che hanno due occupazioni (spesso un doppio incarico part-time, come nel caso dei lavoratori domestici).

Per fare chiarezza sulla statistica bisogna sottolineare che l’Istat prende in considerazione anche tutti quelli che rimpinguano il proprio bilancio affiancando un’attività in nero a un occupazione protetta da un contratto a tempo indeterminato.

Nelle rilevazioni, inoltre, rientrano anche i prestatori d’opera nel settore dell’autoproduzione: viene pertanto considerato come lavoro regolare anche quello svolto nel proprio orto o i lavori di ristrutturazione della casa.

Sguardo complessivo
In generale, lo studio Istat ha accertato che il settore su cui maggiormente pesa il fenomeno del doppio lavoro è l’agricoltura, che conta 900mila lavoratori. Il commercio allargato (commercio, riparazioni, alberghi, ristoranti trasporti e comunicazioni) concede a 2.300.000 persone la possibilità di svolgere due occupazioni, mentre per quanto attiene il lavoro domestico si contano 765mila doppi lavoratori. La crisi del settore influenza i numeri del comparto edile, in cui si contano circa 252mila doppilavoristi, che rappresentano comunque una discreta cifra se comparati agli 87mila dell’industria.

Ci sono poi settori lavorativi in cui il doppio lavoro in nero ha un’incidenza maggiore. È il caso del commercio, della ristorazione, degli alberghi e dei servizi, che registrano una percentuale del 17,60% di irregolari sulle posizioni lavorative.

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