Alimentari: l’inflazione torna a salire

Dopo un anno di sostanziale stabilità, i prezzi tornano a salire nel comparto alimentare. La ripresa dell’inflazione anche tra i banchi del mercato preoccupa le associazioni dei consumatori, che percepiscono come un segnale allarmante il rincaro in assenza di una ripresa della domanda.

La ricomparsa dell’inflazione
Secondo i dati provvisori forniti dall’Istat, nel settore alimentare, a ottobre, l’inflazione è cresciuta dell’1,7% su base annua e dello 0,2% su base mensile. Il dato – per quanto ancora da confermare – segna un’inversione di tendenza rispetto al recente passato: nel corso dell’ultimo anno, infatti, i prezzi dei beni alimentari si erano dimostrati stabili.

Un tuffo tra i prezzi al consumo
Analizzando – insieme al Codacons – la dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari degli ultimi mesi, si scopre che nel luglio scorso l’indice dei prezzi al consumo era fermo allo –0,1% tanto rispetto al giugno 2010 quanto al luglio 2009. Nell’agosto successivo, lo scartamento è stato minimo, facendo segnare un nulla di nuovo rispetto al mese precedente e un modesto +0,1% su base annuale. Più decisa l’accelerazione dei prezzi nei mesi più recenti: a settembre, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un + 0,2% rispetto ad agosto e un + 0,4% rispetto a settembre 2009. Ad ottobre, infine, si è rilevato +0,3% rispetto a settembre e + 0,6% rispetto ad ottobre 2009.

Previsioni fosche dei consumatori
Osservata l’inversione di tendenza, il Codacons non si attende nulla di buono e paventa un’impennata delle spese di 191 euro a famiglia su base annua per la sola voce degli alimentari. Secondo le stime dell’associazione dei consumatori, poi, la stangata potrebbe assumere dimensioni ancora maggiori a fronte di una sensibile ripresa della domanda. “Ricordiamo, infatti, – si legge in una nota del Codacons – che per gli alimentari gli italiani hanno tirato la cinghia ininterrottamente dal 2006 ad oggi, diminuendo gli acquisti, in termini quantitativi, del 10% in 4 anni. Se la risalita dei consumi alimentari non fosse graduale come la sua discesa e avvenisse in un tempo minore, la stangata potrebbe essere assai piu’ consistente”

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