Un decreto che rafforza i contributi

I venti di crisi soffiano forte e costringono molti a trovare riparo come capita. L’alternativa che si pone davanti ai lavoratori spesso è difficile scelta: accettare un impiego qualunque sia (anche se prevede uno stipendio più basso rispetto a quello che si è percepito fino a quel momento) o rimanere a casa per un periodo, fruendo di qualche trattamento per il sostegno al reddito? Se si accetta il lavoro, oltre all’impatto immediato sul reddito (che risulterà ridotto) che ne sarà della pensione futura? Minore stipendio significa meno reddito; meno reddito è sinonimo di minori contributi e dunque di pensione più magra. Adesso (limitatamente al 2010) sarà possibile buttarsi nel nuovo impiego con il paracadute: chi accetta un lavoro a condizioni economiche peggiorative potrà godere di una forma di contribuzione figurativa. Sul tema, però, non mancano le polemiche.

I contributi arrivano per decreto
Il provvedimento a sostegno dei lavoratori cui si riduce il reddito trova applicazione in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di mercoledì scorso del decreto Lavoro ed Economia del 30 Luglio, con cui si regolamenta una delle misure previste dalla Finanziaria 2010 a favore di determinate categorie.

Secondo quanto definito dalla norma, i lavoratori con almeno 35 anni di contribuzione alle spalle che accetteranno una nuova occupazione con una retribuzione inferiore del 20% rispetto alla precedente potranno richiedere di beneficiare di un accredito figurativo a fini pensionistici.

La ratio del provvedimento, insomma, è far sì che chi si ritrova a svolgere un lavoro dal reddito più basso rispetto a quello svolto precedentemente possa mantenere lo stesso livello di contribuzione previdenziale, così da ridurre i danni portati dalla difficile congiuntura economica sulla futura pensione.

Limiti stringenti
I limiti imposti dalla legge per approfittare del beneficio, tuttavia, sono assai stringenti, tanto da annullare – secondo alcuni osservatori – i possibili effetti della norma.

Prima condizione da rispettare per presentare richiesta è non fruire di trattamenti di sostegno al reddito legati a sospensioni del rapporto di lavoro (come la cassa integrazione, sia essa ordinaria, straordinaria o in deroga).

Seconda limitazione riguarda la differenza tra i due stipendi. Perché si possa usufruire della contribuzione figurativa, nel passaggio tra un’occupazione e l’altra il reddito del lavorare deve diminuire di almeno 20 punti percentuali. Nel caso venga concesso il beneficio, il contributo figurativo erogato sarà pari alla differenza tra l'importo della retribuzione che il lavoratore percepiva nel precedente rapporto e quella a lui spettante, a seguito del nuovo incarico.

Terzo limite, e ancor più severo e stringente, è quello legato all’orizzonte temporale del provvedimento: l’agevolazione, infatti, viene riconosciuta sino al momento in cui il lavoratore matura i requisiti per l'accesso alla pensione e, comunque, non oltre il 31 dicembre di quest'anno. Rimangono, dunque, meno di due mesi per approfittare dell’opportunità concessa.

Come presentare domanda
Per l’anno in corso, alla contribuzione figurativa – in via sperimentale – è stato riservato un fondo di 40 milioni di euro. Per poter sfruttare l’opportunità concessa è necessario svolgere alcune pratiche burocratiche.

Il primo passo da compiere è la presentazione di una domanda all’Inps, allegando all’istanza un copia degli ultimi due contratti di lavoro da cui si possa evincere lo scarto retributivo di almeno 20 punti percentuali. Nel caso si venga ritenuti idonei a ricevere il contributo, il beneficio verrà attribuito (sino a esaurimento fondi) in base alla data di accettazione dell'offerta di nuovo lavoro.

Le critiche
Non tutti hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa. Tra i sindacati, per esempio, c’è chi ritiene che la contribuzione figurativa così strutturata rappresenti una sorta di ricatto al ribasso: “o accetti di lavorare sottopagato o non c’è via di uscita alla cassaintegrazione”.

Come si legge su Cgil.it, la posizione del principale sindacato italiano in proposito è molto dura: “In linea di principio riteniamo inaccettabile per la persona dover scegliere tra il beneficio previdenziale derivante dalla condizione di disoccupato e l’accettazione di una condizione di sottosalario.

Oltre alla bizzarria di rendere operativo un provvedimento quando mancano meno di due mesi alla sua decadenza, va anche ricordato che all’epoca della sua introduzione noi obiettammo che il beneficio, essendo soggetto all’iniziativa volontaria della persona e per giunta al limite di 40 milioni di € dello stanziamento, ha una pura valenza ideologica e presumibilmente scarsissima efficacia”.

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